L’Europa e i suoi tanti problemi
Confronto al Ridotto sugli aspetti continentali e i ripiegamenti nazionalistici
Perché esiste una questione europea difficile da risolvere? E soprattutto: davvero i cittadini europei vogliono essere europei? A queste due domande ha provato a dare risposta, ieri pomeriggio al Ridotto del Teatro Comunale, il politologo Ilvo Diamanti, ospite del Comitato Ferrara per la Costituzione. Il ragionamento è partito da un riferimento di identità territoriale: «Se dico “europeo” – ha spiegato il docente universitario a Urbino e Parigi – penso a una definizione indefinita che non so bene cosa significhi. Oggi il 15% degli italiani rifiuta una delimitazione di ordine locale e si sente piuttosto cosmopolita. Ma la maggioranza si definisce prima di tutto abitante della propria città, poi italiana, solo dopo cittadina del mondo o dell’Europa». Il senso è che «ci sentiamo europei, nonostante tutto», osserva il collaboratore di Repubblica. Nonostante i risultati parziali del progetto continentale siano ben lontani da quelli delle aspettative originarie. «Il disegno europeo – ha continuato Diamanti – nacque con obiettivi di pace, perché al suo interno sono nati i conflitti mondiali, poi politici ed economici. Il primo è stato raggiunto: 70 anni di pace sostanziale giustifica da solo il sogno europeo». Sugli altri versanti il cammino batte in testa, anche perché «si è scelto di percorrere prima di tutto la strada dell’economia e del mercato, fino all’unione monetaria». Il tutto in un’Europa a 28 «che non è quella dei nostri padri e non è un caso che i venti populisti soffino forte specie all’Est, nei paesi di recente ingresso». Dalle nostre parti non va meglio. «Nel 1999 – ha rilevato Diamanti, esperto di sondaggi – aveva fiducia nell’Europa e nelle sue istituzioni il 71,5% degli italiani, ora siamo attorno al 30%. Ma coloro che dicono che bisogna uscirne sono una ristretta minoranza». Appunto: europei nonostante tutto, o in mancanza d’altro. La conferenza si è tenuta nell’ambito delle iniziative organizzate per i 10 anni del Comitato Ferrara per la Costituzione. «L’Europa – ha detto il presidente Paolo Siconolfi – resta un’immaginazione il la cui salute è debole perché non è riuscita a darsi una costituzione. Nei 28 stati il ripiegamento nazionalistico è molto forte». Tematica affrontata da Michele Ballerin, vicepresidente nazionale del Movimento federalista europeo: «L’euroscetticismo è un portato dell’antipolitica: ne vanno comprese le ragioni, che nascono dalla delusione nei confronti di istituzioni che non hanno brillato. Oggi c’è un deficit di governo a tutti i livelli, oltre a una sovranità dispersa in un processo di unificazione non concluso». Il convegno è stato aperto dai saluti dell’assessore Luca Vaccari a nome del Comune e chiuso dalla giurista Giuditta Brunelli.
Fabio Terminali
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