Nel capannone il cimitero dei copertoni
La struttura è diventata un’orrenda discarica con 15 tonnellate di pneumatici ricoperti di guano. A un chilometro dal paese
FORMIGNANA. Tonnellate di pneumatici, centinaia di lastre di eternit e altro materiale nocivo per la salute. Il tutto abbandonato a pochi metri dalle case. Una volta era un frigo. Più che un ex frigo per la conservazione della frutta, oggi sembra un edificio bombardato o il deposito di un rigattiere. In via Nevatica, civici 89/91, territorio comunale di Formignana, si può trovare di tutto. Il primo ostacolo è un cancello, allora scegliamo di aggirare l’edificio e, seguendo una stretta capezzagna, ci inoltriamo verso quello che ci appare come un pertugio utile. L’idea è buona, distante una trentina di metri, la rete di recinzione s’interrompe. Siamo dentro. Da qui in poi si può trovare di tutto, si diceva. Distrutto, ovviamente. Citando a caso: cerchioni per auto, bottiglie di plastica e vetro su un pavimento di guano, taniche di olii esausti, un televisore ante guerra, bancali che sporcano soltanto a guardarli, vetri, vetrate devastate, un termosifone (freddo) con una decina di elementi, un calendario fermo sulla pagina del novembre 2005, un’automobile Volvo ricoperta dalla cacca dei piccioni e dalle loro piume grigie, cassette che un tempo servivano per confezionare pere e mele, batterie scariche, lastre di eternit (inutile, ma lo facciamo, sottolineare che l’eternit contiene fibre di amianto e con l’amianto non si scherza perché provoca malattie come il carcinoma polmonare). Nella parte più ampia del capannone, che raggiungiamo poco dopo, ci sono gli impianti. Si fa per dire. Cabine che cadono a pezzi dalle quali spuntano manovelle. Un divano sudicio e, alle pareti, la fotografia di un cane e di un gatto, forse l’unica cosa poetica di questo lugubre luogo. Di fianco una scrivania antidiluviana, qualche sedia, alcune tenute insieme con lo scotch. Non c’è anima viva. Siamo dentro ad uno dei più “autorevoli” luoghi del degrado della provincia, con l’aggravante della pericolosità: alcuni vicini di casa hanno segnalato pochi giorni fa la presenza di balordi all’interno del capannone. Basterebbe un mozzicone di sigaretta, e con tutta quella gomma sarebbe un disastro. Anche ambientale. Dopo una ventina di minuti l’inventario è concluso. Non abbiamo, volutamente, inserito nell’elenco i copertoni, ma per un semplice motivo: che questo è il cimitero dei copertoni che fanno da sfondo ovunque si volga lo sguardo. Montagne di copertoni: da trattore, da tir, da auto, da moto, da camion, da furgone. Via Nevatica è (anche) questo. E i residenti sono molto preoccupati. Una gentilissima signora che ci fornisce utilissime indicazioni ricorda ancora molto bene quando nel 1982 (non c’entravano i copertoni) il frigo scoppiò a causa di una fuga di gas. Una bomba, racconta la signora, «si ruppero i vetri fino a Tresigallo, i nostri andarono in mille pezzi, poi ci risarcirono dei danni». Proteste arrivate anche sul tavolo dei sindaci che si sono succeduti. Ma alle volte contrastare l’illegalità o il degrado visti in presa diretta equivale a prosciugare il mare con un secchiello. I formignanesi, ma anche i tresigallesi (perché tra i due cartelli stradali corre la pochezza di 2 chilometri), conoscono questo ex frigo e gradirebbero molto vedere questo lugubre luogo divenire un po’ meno lugubre. Nell’attesa una novità va registrata: l’attuale sindaco Marco Ferrari (ex Sel, ora civico, come lui si definisce) ha emanato 2 ordinanze di sgombero. Siccome ognuna di esse è semestrale, Ferrari ha dovuto emetterne una seconda. Una ditta specializzata sta liberando l’area dai copertoni: ne porta via un camion alla settimana. «Se tutto andrà senza intoppi - dice il sindaco - entro l’estate area esterna e capannoni saranno ripuliti. È una promessa che ho fatto ai miei cittadini». A Formignana si voterà il prossimo 12 giugno. E Ferrari ha tutta l’intenzione di succedere a se stesso. Del resto, la situazione non è poi così grave: delle 20 tonnellate di copertoni, ne restano da portare via “soltanto” 15. Insomma, siamo alle rifiniture.
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