Omicidio Branchi, ma il dna non dà risposte
Le indagini dopo 27 anni, la relazione del medico legale sarebbe già pronta. I primi retroscena e indiscrezioni: purtroppo il tempo trascorso dal delitto non ha aiutato: non sarebbo emerse novità su modalità dell'assassinio
GORO. Sono passati 60 giorni da quando la salma di Willy Branchi è stata riesumata e quindi analizzata dal medico legale Giovanni Pierucci. Era il 16 novembre del 2015, esattamente dopo 27 anni dal brutale omicidio del ragazzo, allora 18enne, trovato cadavere sull’argine del Po la mattina del 30 settembre 1988. Pierucci e la sua equipe si sono presi 60 giorni di tempo per analizzare e studiare quanto prelevato da quel che resta del corpo di Willy e la relazione dovrebbe dunque essere già sul tavolo degli inquirenti e di tutte le parti interessate. Solo la tenacia dei familiari, la determinazione della Procura ed i passi avanti della scienza hanno permesso di riaprire un caso giudiziario. E il patologo forense Pierucci, con il biologo Fabbri ed il consulente Lorenzo Marinelli, insieme al fratello di Willy, Luca Branchi ed all’avvocato di famiglia Bianchi, sono stati testimoni della riesumazione del giovane assassinato.
Di ufficiale, ancora nulla ma stando a quanto trapelato, non ci sarebbero novità sostanziali e il nome dell’assassino o degli assassini di Willy resterebbe ancora un mistero. Purtroppo il tempo non ha certo aiutato e per quanto scienza e tecnologia abbiano fatto in questi 27 anni passi da gigante, gli esperti sarebbero riusciti a rintracciare sì dei frammenti di Dna, ma si tratterebbe solo del Dna della vittima. Questo significa che non ci sono altre tracce sul corpo? Non proprio. Quando il Dna è commisto, quello della vittima tende naturalmente a prevalere e la componente maggioritaria riferibile a Willy renderebbe quella minoritaria di difficile interpretazione. Bisognerà comunque attendere il responso ufficiale e leggere con attenzione quanto messo nero su bianco dagli esperti. Non sarebbero emerse, inoltre, novità sulle modalità e circostanze dell’omicidio. L’inchiesta sull’omicidio Branchi è stata riaperta lo scorso autunno proprio in base a un esposto depositato dall’avvocato della famiglia della vittima, dopo che la prima inchiesta puntò dapprima su Valeriano Forzati, pluriomicida di Goro fuggito in Argentina e poi morto nel carcere di Buenos Aires pochi anni dopo, che però venne scagionato e l’indagine per omicidio volontario contro ignoti si incagliò due anni dopo sui binari dell'archiviazione.
A 27 anni di distanza, i nuovi accertamenti medico legali sulla salma ora potrebbero però ancora fornire nuovi elementi. Il professor Giovanni Pierucci tra l’altro effettuò l’autopsia ventisette anni fa, l’ipotesi in base alla quale si è deciso di procedere è che sotto le unghie di Willy, che quella notte oppose resistenza all’aggressione, siano rimaste tracce del Dna dell’assassino. Dna che, però sembrerebbe “cancellato” o reso comunque illeggibile dal tempo e dalla condizioni della salma.
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