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Per gli adolescenti il futuro fa paura

Scelte sbagliate, malattie e solitudine i timori più diffusi. Tra i coetanei stranieri invece prevale la fiducia nel domani

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Il futuro? Una minaccia più che una promessa. È uno sguardo impaurito quello che gli adolescenti ferraresi rivolgono all’avvenire, secondo l’indagine a cura dell’Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara che sarà presentata oggi pomeriggio in Commissione Pari Opportunità.

Le scelte sbagliate, le malattie, la solitudine: questi i principali motivi di insicurezza per i 761 quindicenni intervistati tra i ragazzi e le ragazze che si rivolgono alle Pediatrie di Comunità dei tre distretti Asl per le vaccinazioni. In pari numero tra maschi e femmine, circa la metà frequenta il liceo, poco meno di un terzo gli istituti tecnici, il 17% i professionali e un 2,8% è ancora “bloccato” alle medie. Un dato, quest’ultimo, che conferma la tendenza ad assegnare i giovani stranieri a classi inferiori rispetto alla loro età anagrafica.

Ma sono proprio gli stranieri a distinguersi, rispetto ai loro coetanei ferraresi, nella visione del domani. Su tutti i temi proposti (vedi tabella più a sinistra) si dichiarano più fiduciosi e il 30% di loro mostra maggiore volontà nel costruirsi un futuro e una famiglia in Italia. Perché per molti lasciare il loro Paese ha significato soprattutto migliorare la propria vita, e per questo coltivano con più forza sogni e progetti.

Il quadro generale della ricerca rivela inoltre che i maschi sono più ottimisti delle femmine (vedi tabella più a destra), tra le quali invece prevale lo scetticismo.

Confrontando invece i tre Distretti Asl, si scopre che i quindicenni di quello Ovest, con i Comuni dell’Alto Ferrarese, accusano maggiori difficoltà, soprattutto riguardo alla possibilità di trovare un lavoro: qui ad avere una visione positiva è solo poco più di un quarto (27,5%) degli intervistati, contro il 36,3% del Centro Nord e il 43% del Sud Est. Due i fattori a cui ricondurre questo scompenso: la crisi economica che si è fatta sentire in modo particolarmente pesante nel territorio più industrializzato della provincia; e gli effetti devastanti del terremoto del 2012 che ancora oggi non si sono del tutto rimarginati.

Ma l’indagine, che si rivolgeva agli operatori pubblici e del privato sociale, agli amministratori, agli insegnanti e ai genitori, voleva essere soprattutto uno strumento-guida per gli adulti che, a vario titolo, sono chiamati a gestire il processo di sviluppo e crescita degli adolescenti.

Da non sottovalutare, in questo senso, il quesito sui punti di riferimento dei quindicenni. Spicca una marcata sfiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti, collocati all’ultimo livello di “gradimento” degli intervistati. La fiducia per i docenti oscilla dal 29,1% delle ragazze al 35,6% dei ragazzi, nettamente inferiore rispetto, nell’ordine, alla famiglia (91,7% dei maschi e 89,7 delle femmine), fidanzato/a (sopra l’80%), parenti (più spiccata la fiducia accordata dai maschi) e amici. Anche nei confronti dei compagni di classe l’approccio è più freddino (57,2% per i maschi e 40,5% per le femmine) a conferma, sottolinea l’analisi «della rottura del patto generazionale tra famiglia e scuola».

Ancora una volta, sono i ragazzi stranieri a essere in controtendenza, con quasi la metà (47,3%) che si dichiara soddisfatta del rapporto con gli insegnanti, forse perché con una storia di non sempre facile migrazione alle spalle investono più degli italiani sulla possibilità di riscatto e progresso sociale attraverso lo studio.(a.m.)

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