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Processo mazzette Acer, "il geometra intascava tangenti"

di Daniele Predieri
Processo mazzette Acer, "il geometra intascava tangenti"

Processo finito, l’accusa chiede la condanna per Salvatore Di Salvatore: 3 anni e 9 mesi per concussione, per i ricatti su Filippo Dianti. La sentenza il 14 marzo

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FERRARA. Impiega oltre 2 ore la pm Patrizia Castaldini, pubblica accusa al processo per le mazzette pagate ai tecnici dell’Acer, l’ex azienda case popolari.

Lo stesso tempo serve alla parte civile, l’ accusa privata, avvocato Eugenio Gallerani, per sintetizzare 4 anni di inchieste, altri processi, arresti, patteggiamenti, confisca di beni e retroscena copiosi sulla gestione - melmosa a dir poco, ieri, oggi dicono esser cambiata - della manutenzione delle case popolari dei ferraresi.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

L’unico rimasto. Alla fine, per Salvatore di Salvatore, 51 anni, responsabile dell’Ufficio Manutenzione Acer, coordinatore di tutti i tecnici dell’azienda pubblica, unico rimasto al processo ancora in corso (altri due Luca Rivelli e Ruggero Sinigaglia, già condannati sono usciti due anni fa, patteggiando pene fino a 3 anni) il conto con la giustizia si è materializzato con la richiesta di una condanna: pena di 3 anni e 9 mesi per concussione (per costrizione) verso Filippo Dianti, imprenditore ferrarese titolare della Global Impianti, ex azienda leader nel settore della manutenzione e impiantistica.

Pagato con la Jacuzzi. Vittima di ricatti (presunti, fino alla sentenza che verrà emessa il 14 marzo prossimo) da parte di Di Salvatore, pagato - come denunciò Dianti - in diverse occasioni dal 2007 al 2010, con una somma totale di quasi 50mila euro e tante altre utilità tra favori, vasca Jacuzzi mai pagata e l’assunzione della moglie, recita - in sintesi - il capo d’accusa.

La pm Castaldini nella sua requisitoria ha analizzato il contributo dato da Dianti all’inchiesta, ritenendolo - ha riferito al tribunale - «del tutto credibile nelle sue dichiarazioni accusatorie», così come tutti gli altri testi e collaboratori di Dianti che fornirono a procura e Guardia di finanza alcuni video in cui erano stati registrati i pagamenti, passaggi di denaro tra Dianti e Di Salvatore.

Le mazzette nei video. Passaggi di denaro che rappresentano la prova di «vere e proprie mazzette», scandisce nella sua arringa da accusa privata, l’avvocato dell’Acer, Gallerani. Lo stesso Di Salvatore (vedi articolo sulla difesa) non ha mai smentito la presenza di questi soldi, frutto - a suo dire - dell’intesa che aveva con Dianti, che andava oltre il rapporto tra controllore e controllato.

Spiegazioni non credibili. La mazzetta da 10mila euro, cifra che entra nei conti di Di Salvatore nel luglio 2007? Dianti dice che glieli versò in contanti (erano entrate in nero della sua azienda, accumulate in 4 mesi), mentre Di Salvatore spiegò invece essere finiti sul suo conto perchè prestati da familiari (madre e sorella) per estinguere il mutuo della casa. Rilevano, invece, sia la pm Castaldini che l’avvocato Gallerani e Alberto Bova, legale di parte civile per lo stesso Dianti, che le spiegazioni di Di Salvatore «sono assolutamente non credibili».

I lavori per il vicino. E che dire degli altri soldi, 15/20 dazioni, dal 2007 fino al 2009, intascati da Di Salvatore e documentati dai video, diventati «prove» delle tangenti (presunte)? Erano soldi - ha spiegato Di Salvatore - che Dianti gli aveva passato per lavori eseguiti nella villetta di un vicino di casa. Peccato, spiega l’avvocato Gallerani che «nessuno dei due interessati, il committente dei lavori e chi li esegue, ne abbia mai parlato prima, solo a processo in corso»: anzi, Giuliano Micheloni, artigiano che avrebbe eseguito i lavori e che contatta al telefono Di Salvatore che è ai domiciliari per offrirgli «tutto il suo aiuto», dopo la sua audizione in tribunale dovrà spiegare tanto ai magistrati della procura, dove è stato inviato per lui un fascicolo per falsa testimonianza.

Dianti in aula. Perchè secondo l’accusa e le parte civili (mai come in questo processo, nel ruolo di accuse private, soprattutto Acer), tutte le spiegazioni date da Di Salvatore «sono ricostruzioni postume», date solo dopo il processo nato dalle “prove” di Dianti. Che non un buono nè un santo, e lo sottolinea - giustamente- la difesa di Di Salvatore, ricordando l’evasione fiscale contestata dalla Finanza per 800mila euro di fatture false. Dianti perlomeno oltre che le accuse, ci mette la faccia: ieri è stato presente in aula fino al tardo pomeriggio. E ci sarà anche alla sentenza, 14 marzo.

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