La Lega a Mattarella: soluzioni per la Cassa
Dossier di 11 pagine al Capo dello Stato con 10 domande e una proposta: rivalutare le quote Bankitalia
«Egregio Presidente della Repubblica, le scrivo per riportarLe la profonda preoccupazione - e i molteplici danni - che il (cosidetto) decreto ‘Salva-Banche’ sul territorio ferrarese». Comincia così la corposa lettera, 11 pagine, inviata ieri a Sergio Mattarella dal capogruppo regionale leghista Alan Fabbri. Si tratta di un maxi-riassunto della situazione Carife, «ben diversa e del tutto peculiare rispetto a quella degli altri istituti coinvolti» in quanto «da sei anni ‘sorvegliata’ da Bankitalia» e con la famosa opzione-Fitd nel cassetto, che mette nel mirino l’istituto di vigilanza e il governo. Per quanto riguarda Bankitalia vengono ricordate le sue stesse analisi sugli errori Carife risalenti «allo scorso decennio», citando i 160 milioni per i progetti immobiliari milanesi, 89 milioni per il gruppo Acqua Marcia (Caltagirone) e 50 milioni per l’armatore campano Deiulemar. «Perché Bankitalia non agì allora col commissariamento, perché aspettò il 2013?» è la domanda leghista. Si chiede poi conto dei risultati della sua gestione diretta: «Per dirla con una metafora, il medico deve spiegare le ragioni per cui il paziente - dopo le sue cure - ha aggravato la sua patologia». Il ricorso contro il commissariamento in caso di accoglimento «potrebbe avere effetti politici, cioè le dimissioni di un governo che invece di fare chiarezza ha preferito inserire Carife nel calderone ammazza-risparmi».
Governo e Bankitalia hanno poi la responsabilità, incalza la Lega, di aver ignorato la lettera del 23 ottobre 2015 con la quale Riccardo Maiarelli (Fondazione) informò dell’interesse di un fondo d’investimento anglosassone a una quota di Carife, mossa tra l’altro che «potrebbe rappresentare una chiara evidenza della natura prettamente privatistica dell’intervento di ripatrimonializzazione della banca» è il passaggio riportato da Fabbri. Anche per questo le contestazioni degli uffici Ue sono «assurde», però «da quando uffici hanno potere impositivo su un governo nazionale? E in che modo questi fantomatici uffici hanno dato comunicazione all’Esecutivo del loro diniego all’intervento del Fondo?».
Una soluzione potrebbe essere la rivalutazione dello 0,33% del capitale Bankitalia detenuto da Carife che porterebbe alla banca 319,5 milioni di euro: serve però una norma ad hoc. Tutte queste considerazioni sono condensate in 10 domande, nelle quali si tira in ballo il ministro ferrarese Franceschini, «nulla ha eccepito sul decreto 183», nonostante le peculiarità di Carife.
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