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Nuova Carife in vendita anche a pezzi

Stefano Ciervo
Nuova Carife in vendita anche a pezzi

Nel bando Bankitalia la possibilità di cedere attività come Carife Sei in maniera distinta dalla banca. Ubi sempre in pole

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L’accelerazione impressa da Bankitalia sulla vendita di Carife e delle altre tre banche, con le dichiarazioni d’interesse da depositare entro lunedì prossimo, ha colto in contropiede i portatori d’interesse ferraresi. «Evidentemente i sondaggi nei confronti degli acquirenti erano molto avanzati...» ha annotato con un pizzico d’ironia il presidente della Fondazione, Riccardo Maiarelli, che si oppone anche legalmente, con la richiesta di sospensiva in discussione già il 2 febbraio al Tar del Lazio, all’intera operazione.

Di fatto si tratta però del primo passo della procedura già preannunciata dal presidente Roberto Nicastro, che, come si legge nell’invito a manifestare interesse pubblicato ieri sul sito Carife, proseguirà nei tempi e nei modi esclusivamente nella mani di Bankitalia, la quale «si riserva inoltre la facoltà di contattare, direttamente o indirettamente, potenziali acquirenti nell’ambito delle procedure di risoluzione».

L’obiettivo è di «massimizzare il prezzo di vendita, nel rispetto di quanto previsto dalle disposizioni nazionali ed europee». Nelle manifestazioni d’interesse «costituirà elemento positivo di valutazione la presentazione di offerte relative a tutti e quattro gli Enti ponte (il “pacchetto” Carife più tre, ndr) e che presentino particolare attenzione agli ambiti territoriali di riferimento dei medesimi»: nessun riferimento, quindi, alla salvaguardia occupazionale invocata dai sindacati. Per il resto Bankitalia si riserva di «avviare la cessione di attività, beni e rapporti giuridici, anche individuabili in blocco, di proprietà dei medesimi in modo distinto dalla cessione» delle banche, comprese partecipazioni come Carife Sei. Par di capire che non sia nemmeno escluso lo spezzatino degli sportelli, o blocchi omogenei di filiali.

Ieri, in ogni caso, circolavano già sul Sole 24 Ore i nomi di alcuni fondi di private equity interessati all’acquisto, cioè Apollo Global Management, Centerbridge Capital Partners e Anacap Financial Partners (non c’è in questa lista il fondo anglosassone che aveva contattato la Fondazione), più la conferma dell’interessamento di Ubi Banca in specifico per Carife. La popolare bergamasca in effetti potrebbe annettere diverse decine di sportelli in province dove ha scarsa presenza, come Ferrara (solo un Popcommercio e industria, a Cento), Modena (2 sportelli attuali), Padova (3 sportelli), Reggio Emilia (3) e Rovigo (0). Quanto potrebbe pagare? Nel bando Bankitalia non si parla di cifre, ma è chiaro che i 190 milioni di capitale fresco della nuova banca sono una base di partenza, più che i 156mila a sportello pagati nel maggio 2014 da Popovicenza per 16 filiali gravate, però, di sofferenze ora trasferite alla bad bank.

La Fondazione è contraria all’operazione, ma se dovesse essere accolta la richiesta di sospensiva da parte del Tar, che situazione si ritroverebbe il 3 febbraio, scaduto il commissariamento e con indici patrimoniali non idonei ad operare? «Noi non siamo disponibili ad accettare questa situazione, è chiaro che a questo punto preferiremmo un risarcimento al riavere indietro una banca a queste condizioni» ammette Maiarelli.

Ieri sera, intanto, era stato chiamato da Ballarò su RaiTre Mirko Tarroni (Amici Carife) per ribadire il no alla risoluzione ma anche all’arbitrato.

 

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