Fiorini, la sentenza non prima di sabato
Sindacalista licenziato a Basell a Ferrara: presentato anche il secondo ricorso. Il legale: provvedimento discriminatorio, sproporzionato e per fatti insussistenti
FERRARA. Poco più di un’ora di discussione, poi il rinvio a sabato 23 o domenica 24 per la decisione del giudice. È stata un’udienza breve, quella di giovedì 21, per la causa Cgil-Basell. Le controparti - l’azienda che ha licenziato il delegato Luca Fiorini e il sindacato che accusa Basell di condotta antisindacale e licenziamento illegittimo - hanno pronunciato davanti al giudice del Lavoro Alessandro D’Ancona le loro “arringhe”, ma il braccio di ferro giudiziario è destinato a proseguire anche oltre la conclusione di questa battaglia. È già stato infatti depositato il ricorso individuale di Luca Fiorini con cui il sindacalista, assistito dall’avvocato Alberto Piccinini, ha impugnato il provvedimento di Basell. La causa si aprirà il 26 febbraio davanti al giudice Alessandra De Curtis.
Il licenziamento del delegato, argomenta Piccinini nel ricorso, deve considerarsi illegittimo perché discriminatorio, perché i fatti contestati sono insussistenti e perché, in ogni caso, risulta sproporzionato sia in relazione al contratto di lavoro, sia rispetto alle sanzioni disciplinari previste dal codice civile. Fiorini è stato accusato di aver strattonato il dirigente del personale Antonio Gaudenzi, secondo la lettera di contestazione disciplinare dell’azienda; ma questa circostanza, sottolinea Piccinini, non è stata riportata nemmeno dai testimoni di Basell ascoltati dal giudice D’Ancona, seppure le versioni delle controparti risultino molto diverse. Ma quella di Basell, secondo il legale, non risulterebbe coerente perché omette un passaggio confermato dagli altri informatori: «la provocazione condita da insulti» posta in essere dalla dirigente dell’Ufficio Risorse Umane. Senza questa premessa anche la reazione di Fiorini risulta inspiegabile, e l’intera ricostruzione «priva di congruenza narrativa». Da qui, secondo il legale, l’insussistenza dei fatti all’origine della cacciata.
Ma questo quadro porta anche a concludere che sia un licenziamento «pretestuoso», mirato in sostanza a liberarsi di un sindacalista scomodo durante una delicata trattativa e, dunque, discriminatorio. Tanto più che Basell ha ignorato i numerosi appelli per la revoca del provvedimento, e la stessa scelta di informare via mail - dieci minuti dopo l’episodio “galeotto” - i superiori, appare all’avvocato la dimostrazione della volontà di superare un punto di non ritorno. Ma se anche Fiorini avesse davvero strattonato e spinto Gaudenzi, ci sarebbero gli estremi per il licenziamento? No, risponde Piccinini, contratto nazionale di lavoro alla mano.
Non meno significative, perché rappresentative di un certo clima instaurato in azienda, le tre email che Basell ha inviato a tutti i dipendenti all’indomani della sospensione e poi dell’espulsione di Fiorini. A Basell l’avvocato contesta l’aver informato del provvedimento nei confronti del delegato (mai nominato) senza riferire nemmeno la propria versione dei fatti, e limitandosi a parlare di violazione della policy aziendale che vieta attacchi fisici o assalti come colpire, spingere, dare spintoni o calci, inducendo così i destinatari a ritenere che Fiorini si sia reso responsabile di quelle azioni. Altrettanto discutibile, prosegue Piccinini, la missiva con cui Basell afferma che per mesi «sarebbe stata contrastata la proposta economica aziendale» che avrebbe portato a un incremento del Premio di Produzione «lasciando intendere che il capriccioso comportamento della Rsu avrebbe inutilmente allungato i tempi della trattativa privando i lavoratori dei benefici economici».
Alessandra Mura
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