Papa Francesco, ovvero la rivoluzione della tenerezza
Si è tenuto ieri, alla Sala della Musica, il primo dei tradizionali incontri organizzati dall’Istituto Gramsci che riguardano lo svolgimento dell’attuale papato, sul tema “Dove va la chiesa di Papa...
Si è tenuto ieri, alla Sala della Musica, il primo dei tradizionali incontri organizzati dall’Istituto Gramsci che riguardano lo svolgimento dell’attuale papato, sul tema “Dove va la chiesa di Papa Francesco?”. Hanno dialogato Massimo Faggioli e Piero Stefani. Ha moderato Francesco Lavezzi. Una delle critiche che più sono mosse al pontefice è la mancanza di spessore teologico del Suo magistero. È definito anche “parroco del mondo”, a evidenziare la sua bonomia, mentre per sottolineare il Suo insegnamento si parla di “mistica della fratellanza”.“La rivoluzione della tenerezza”è il titolo di un convegno viennese dedicato al Santo Padre. «In realtà, le critiche di carenza di spessore dottrinale vengono a cedere, perché il Papa chiede un programma di forte rinnovamento», afferma Lavezzi. Secondo Piero Stefani, è insita in papa Francesco una certa improvvisazione, intesa come apertura all’altro. Per esempio, non era programmata l’apertura della porta giubilare a Bangui, nella repubblica Centrafricana. «La rivoluzione della tenerezza implica improvvisazione e apertura ai bisogni degli altri. Il programma che propone è impegnativo, perché chiede la misericordia verso gli altri e da un punto di vista politologico, si può definire un riformismo illuminato settecentesco, quindi un percorso lento e graduale, che parte dall’alto» afferma Stefani. Parlare di spessore teologico per il Pontefice è complicato, mentre è molto più semplice per il suo predecessore. «La Sua visione è spirituale, cosa che appartiene ai santi, che hanno scritto poco» nota Faggioli. La Chiesa cattolica è stata costruita nel corso di duemila anni, per giungere alla forma Tridentina. «Papa Bergoglio cerca di completare quanto iniziato 50 anni fa con il Concilio Vaticano II, transitando da una Chiesa non più tridentina. Le accuse di mancanza di spessore sono dovute a mancanza di comprensione del suo messaggio. Il pontefice sta ridefinendo il confine chiesa-società, e nel convegno di Firenze dello scorso 10 novembre si è notata la spaccatura interna della Chiesa italiana, e ancora non si sa dove si andrà a finire. Vedo una Chiesa che non può più farsi scudo dietro al Papa, ma è chiaro che esistono anime diverse al proprio interno. Bergoglio ha nominato vescovi di un certo tipo, basti vedere la differenza tra il vescovo di questa città e il neo vescovo di Bologna». La vera sfida di Papa Francesco, secondo Faggioli, è rappresentata dal Giubileo. «Bisognerà vedere se si riuscirà a far vivere una chiesa locale dove il vescovo sia indifferente»,conclude il docente di storia del cristianesimo alla University of St. Thomas, a Minneapolis.
Veronica Capucci
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