Addio all’asse tra Estensi, Castello venduto coi bagni
Fornasini (Fi): non se n’è mai discusso. Giannini (Pd): bisognava fare una scelta Lodi (Cento): noi periferici ma è giusto provare. Tagliani parla lunedì in consiglio
FERRARA. Il Castello Estense sarà venduto nei depliant turistici a fianco del bagno Tiki di Rimini e non nel “pacchetto” con Ghirlandina e San Petronio? Difficile trovare una risposta univoca a questa domanda, l’indomani dell’annuncio dell’inserimento della provincia di Ferrara nella «area vasta funzionale del turismo con la Romagna», per dirla con il vicesindaco e assessore al Turismo, Massimo Maisto. Si tratta, questo è almeno possibile chiarirlo, non di un’anticipazione di quanto previsto dalla legge regionale 13 sul riordino istituzionale (il referendum sulla riforma costituzionale di ottobre è troppo ravvicinato per dar senso ad una sperimentazione emiliana), ma è legato alla legge 7 sul turismo. Un chiarimento definito in questo senso è comunque atteso dalle risposte al consiglio comunale del 25 gennaio del sindaco Tiziano Tagliani all’ordine del giorno di Forza Italia sull’ipotizzata area vasta con Modena, «par di capire che quest’alleanza con la Romagna non pregiudichi accordi di altro tipo (economia o sanità, ndr) con territori diversi - ragiona Matteo Fornasini (Fi) - Bene, allora siamo all’area vasta “variabile”, cioè quanto avevamo proposto noi oltre un anno fa: allora il sindaco quasi ci sbeffeggiò, siamo certo contenti che abbia aderito alla nostra idea. Di sicuro questo orientamento non è stato assunto e nemmeno discusso a livello istituzionale. E si fanno commissioni comunali per argomenti molto meno strategici».
@nuovaferrara Scelta giusta. I legami tra ferrarese e Romagna sono sempre stati fortissimi, mentre con l'Emilia sono erano solo imposti.
— Giovanni Agretti (@AGNotizie) 22 Gennaio 2016All’interno del Pd, quantomeno, una discussione c’è stata, «ne abbiamo certo parlato - spiega Antonio Giannini, responsabile provinciale turismo oltre che sindaco di Ro - C’era bisogno di definire indirizzi urgenti per la Regione, adattandosi ad una realtà che è cambiata in questi anni, e tenendo conto che si tratta di orientamenti di lungo termine, 50 anni. Sulla decisione ha influito la presenza d’infrastrutture come la ciclovia Destra Po, un’asse importante dall’Alto Ferrarese al faro di Gorino, del Mab Unesco (l’asse Ferrara-Delta, ndr) e della forza storica della Riviera romagnola. L’alleanza turistica con Modena e le altre città d’arte emiliane? Abbiamo deciso di fare una scelta piuttosto che attendere ancora».
Mentre Comacchio diventa centrale, in un disegno di questo genere, tra i centri meno coinvolti c’è sicuramente Cento. «Certo, noi siamo poco romagnoli e rischiamo di essere periferici - è il sindaco guerciniano Piero Lodi a parlare - e per far venire un turista da Rimini a vedere una nostra mostra serve un’ora e mezza: perfino per arrivare da Milano non impiegherebbe molto di più. Detto questo, è comprensibile che si cerchi una sinergia tra il turismo della costa e quello delle nostre città d’arte: se in passato questo schema non ha mai funzionato, cioè non ci sono stati travasi significativi spostamenti nemmeno dai Lidi comacchiesi, forse è anche perché sono mancati i tentativi convinti di incoming turistico». Anche Lodi, nella veste di consigliere provinciale, conferma comunque che «la decisione sull’alleanza turistica non è mai stata discussa nell’organo istituzionale. Chi ha deciso? Ritengo a questo punto che abbia prevalso l’orientamento di chi aveva maggiori interessi in gioco, cioè Comacchio con il suo litorale. Mi auguro quindi che quando si tratterà di definire le alleanze relative ad esempio al settore industriale, venga dato il peso adeguato al nostro territorio».
In realtà Tagliani da mesi parlava di alleanze variabili a livello di area vasta, indicando nella Romagna il partner più adeguato per quanto riguarda il turismo (e Modena per quanto riguarda l’industria). Bisogna anche verificare se il provvedimento della giunta regionale riguarderà, come sembrava ieri, esclusivamente la destinazione turistica della costa romagnola, senza mettere mano alle altre ex unioni di prodotto. Questo significa che le alleanze sulle città d’arte emiliane non sono ancora chiuse, sempre che sia possibile mettere il piede in più ambiti promozionali, in termini d’investimenti istituzionali. Si tratta in ogni caso di una sperimentazione di minor respiro rispetto all’anticipazione delle Aree vaste su cui puntava il governatore Stefano Bonaccini.
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