DiCaprio redivivo, ne sopporta più di Willy il Coyote
Il film di Alejandro González Iñárritu è un western "ante litteram" con il protagonista che si è superato
Revenant - Redivivo
Un film di Alejandro González Iñárritu. Con Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck. Avventura, durata 156 minuti - Usa, 2015.
Se non gli danno l’Oscar questa volta evidentemente il suo nome è inciso sulla blacklist dell’Academy, perché Leonardo DiCaprio in questo suo ultimo “Revenant” si è proprio superato per bravura. Non solo è protagonista di un'interpretazione di grande intensità, ma ha dovuto girare scene, lui e tutto il cast, in condizioni atmosferiche davvero proibitive e anche per questo il risultato è davvero stupefacente.
Il Redivivo è una storia sovrumana, dove la volontà di sopravvivenza riesce a superare sfide indicibili. Siamo nell’America del primo Ottocento, tra indigeni, cacciatori di pelli ed esploratori, in una natura ostile specie d’inverno. Il personaggio interpretato da DiCaprio ha il compito di portare in salvo la sua spedizione, ma viene ridotto in fin di vita dall’assalto di un orso e abbandonato morente al suo destino. Da qui nasce la leggendaria riscossa con il desiderio di un uomo di restare in vita fino all’ultimo e anche di vendicarsi dell’amico che lo aveva tradito lasciandolo solo.
Ha veramente nove vite, perché oltre a sopravvivere alle ferite inferte dal grizzly, riesce a non venire colpito in una sparatoria, a discendere ancora malconcio le ripide di un fiume, a gettarsi nel dirupo con un cavallo per fuggire ad un agguato, a sopravvivere per un lungo inverno all’infezione, al freddo e alla fame. Il povero DiCaprio, in una versione quasi da Willy il Coyote, sopporta tutto questo prima dell’immancabile regolamento dei conti.
È a modo suo una specie di western "ante litteram" quello del premio Oscar Alejandro González Iñárritu, reduce dal trionfo di Birdman, c’è un po’ di epica, di pionierismo, con tanta violenza che in alcuni casi sembra attingere dal manuale tarantiniano. Il rosso del sangue e il bianco della neve sono i colori dominanti, così come anche nell’ultimo “The Hateful Eight” di Quentin, ma il messicano Iñárritu ha il pregio di mettere al servizio del film tutta la sua arte fatta di lunghe sequenze, di silenzi e di una luce naturale che rende più realistica una storia incredibile.
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