Il santuario mariano del Poggetto rimane senza custodi
La famiglia Roccati lascia dopo 50 anni non senza amarezza Situazione di incertezza sul futuro della struttura religiosa
Questo che si è appena concluso è stato un Natale diverso dagli altri per il Santuario della Beata Vergine del Poggetto. L'assenza dei tradizionali addobbi natalizi dentro la Chiesa e la casetta chiusa di fianco ad essa sono segno evidente che qualcosa è cambiato: nelle nebbie di inizio dicembre si è infatti conclusa con grande amarezza una storia durata ben 50 anni, quella che ha legato in modo indissolubile la famiglia di Patrizia Roccati, gli storici guardiani del Santuario, a questo suggestivo luogo di fede e devozione immerso nelle campagne vicino a Sant'Egidio.
Una storia iniziata nel 1965, quando la famiglia Roccati prese il posto dei precedenti custodi del Santuario, andando ad abitare la casetta adiacente alla Chiesa.
«Allora io avevo un anno e mezzo, e qua era tutto diverso da adesso - ricorda Patrizia - al Santuario si accedeva dalla via Pandolfina tramite una strada sterrata, e qua attorno erano tutti frutteti e vegetazione incolta; la stessa casa poi non si presentava come adesso, non aveva infissi né luce, acqua e gas, e il pavimento era in terra battuta. Poi un po' alla volta e con grandi sacrifici i miei genitori hanno iniziato a sistemare tanto la casa quanto il parco, costruendo di fatto - assieme a tante altre persone che ora non ci sono più- il Poggetto che tutti noi ora possiamo ammirare».
Una vita intera la loro dedicata al Santuario, una presenza costante, un vero e proprio punto di riferimento per tutto quello che ha gravato attorno a questo luogo, dall'organizzazione dei matrimoni e delle varie manifestazioni- religiose e non- che qua negli anni si sono susseguite, all'addobbo della Chiesa in occasione delle varie cerimonie religiose, senza contare poi il fondamentale servizio di custodia e manutenzione.
È un brulicare di ricordi quello che attraversa la mente di Patrizia al pensiero di una vita intera vissuta qua, a partire dai personaggi che hanno fatto la storia di questo luogo sacro: da don Alberto Mantovani, il sacerdote che ne ha gettato le basi più di 50 anni fa, arrivando fino all'indimenticato don Gian Paolo Garani, prete mite e generoso il quale, nei 29 anni in cui è stato parroco a Sant'Egidio, ha fatto tanto per il Santuario.
E in tutto questo tempo sempre la presenza dei Roccati ha fatto da filo conduttore alla storia del Poggetto; anche quando, alcuni anni fa, i genitori di Patrizia sono venuti a mancare, lei è sempre rimasta lì al suo posto, a garantire pulizia e fruizione della Chiesa tutti i giorni dell'anno. Finché qualcosa non è cambiato. Parlando dei motivi che hanno portato alla rottura, il volto di Patrizia si fa cupo.
«Io sarei veramente voluta rimanere, ma non ho avuto altra scelta- afferma con un misto di rabbia e amarezza - purtroppo, e senza nessuna logica, è venuto a mancare quel rapporto di fiducia indispensabile a proseguire il rapporto, e il clima qua si è fatto veramente insostenibile. Per questo ho deciso di mollare e andare via».
E in molti adesso si chiedono, chi sarà ora a prendersene cura?
Vista la posizione isolata del Santuario appare quanto mai evidente l'importanza di una presenza fissa in lovo la quale, oltre a garantire quei servizi che fino adesso non sono mai mancati, possa preservarlo da un futuro di furti e degrado, al quale pare essere altrimenti destinato se fosse abbandonato al suo destino
«Temo che in futuro questo non sarà più il Poggetto che tutti noi fino adesso abbiamo conosciuto ed amato», conclude infine Patrizia. Dubbi questi che però non sono soltanto suoi, ma condivisi da diverse persone in paese. Da un po' di tempo a questa parte si assiste infatti a un vero e proprio scollamento della maggior parte dei fedeli verso la parrocchia, e sono in molti a nutrire perplessità circa la conduzione della stessa.
Una situazione di incertezza alla quale ora si sommano anche i dubbi riguardo il futuro del Poggetto e i motivi che hanno portato a questa situazione. Quel che è certo è che è venuto a mancare un servizio fondamentale che per mezzo secolo ha sempre provveduto a tutte le necessità di questo suggestivo e tanto amato luogo di culto, permettendogli negli anni di diventare quello che oggi è, tutto questo sostituito solo da tanti punti interrogativi.
Marcello Ferrari
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