Omaggio al bersagliere internato in un lager
Mercoledì a Ferrara la consegna della medaglia d’onore alla memoria di Dante Salvadego
MESOLA. Il 27 gennaio nell'ambito delle manifestazioni previste per la celebrazione del Giorno della Memoria, nella Sala Estense di Ferrara ci sarà la cerimonia di consegna della medaglia d'onore conferita dal presidente della Repubblica in memoria di Dante Salvadego, nonno materno dell'assessore Elisa Bellini del Comune di Mesola, deportato ed internato in un lager nazista. Qui fu costretto al lavoro coatto in Germania durante la seconda guerra mondiale.
Dante era nato ad Ariano nel Polesine (Rovigo) il 13 ottobre 1919, arruolato nel Regio esercito il 6 aprile 1939, giunto alle armi il 4 febbraio 1940 e assegnato all'11º Reggimento Bersaglieri.Venne catturato dai nazisti e fatto prigioniero di guerra in Croazia a Knin il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio tra Italia e alleati. Dopo la cattura, Salvadego venne internato nello stalag IXB Bad Horb (in Germania) dal 29 settembre 1943 fino all’arrivo delle truppe alleate nel 1945.
«Era stato costretto al lavoro coatto lungo le ferrovie - ricorda la nipote Elisa - e in particolare era addetto al trasporto manuale di sassi per costruire le massicciate e lavorare con il piccone, inoltre lavorava nelle fattorie tedesche. Si ammalò a causa di una ferita al braccio destro procurata durante il lavoro in ferrovia con il piccone a cui seguì una grave infezione, si salvò solo grazie all'arrivo degli Alleati in quanto ormai inabile al lavoro era destinato alla camera a gas. Fu operato numerose volte negli ospedali militari».
Dopo la guerra Salvadego potè riabbracciare la moglie Rosa, che nel frattempo lo credeva morto non avendo più notizie da tempo, se non una lettera scritta da un altro internato nella quale era scritto che «Dante era ferito ma era vivo, e la figlia primogenita Gabriella, nata durante la guerra subito dopo la partenza del padre, che ormai aveva 5 anni. In seguito nacquero anche Anna, Giosuè, Loredana e Gelindo. Quindi si trasferì con la famiglia a Milano, ma trascorreva gran parte dell'anno a Mesola dalla figlia Loredana. È morto a Milano l'8 novembre 1994».
«Mio nonno - ricorda l’assessore Elisa Bellini - ha raccontato pochissimo dell'esperienza del campo di concentramento. Non ha mai voluto parlarne. Deve avere sofferto molto. Ha continuato ad avere gli incubi durante il sonno per molti anni. Da bambina, ricordo che mi raccontava del lavoro in ferrovia mostrandomi la grande ferita che aveva sul braccio e della gran fame che aveva sofferto, oltre alla sofferenza per la lontananza dalla sua amata famiglia. Mio nonno è sempre stato considerato dai figli e dai nipoti un eroe, che ha sempre creduto nei valori della Resistenza, dell'antifascismo, della democrazia e dell'uguaglianza. Sono orgogliosa di essere sua nipote, e di avere appreso da lui questi valori, ed è con grande onore che il 27 gennaio riceverò la medaglia in sua memoria».
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