Furbetti, fannulloni e balordi
Il commento domenicale del direttore della Nuova Ferrara sugli assenteisti
FERRARA. È il gioco dei contrari. Se loro sono furbetti, gli altri sono ingenui. Se
loro sono fannulloni, gli altri allora sono sgobboni. Se loro sono balordi,
gli altri dunque dovrebbero essere troppo normali. L'utilizzo delle parole
pittoresche spesso dilava e minimizza le piaghe d'Italia. Una formula
giornalistica o letteraria descrive un fatto o un fenomeno, ma lo colora
anche. Ne dipinge la gravità. Ecco che, di conseguenza, gli assenteisti più
o meno incalliti vezzeggiati come "furbetti del cartellino" subiscono una
tale diminuzione da stabilire nell'immaginario collettivo una vicinanza ai
sette nani, ai dieci piccoli indiani, ad Ali Babà e i quaranta ladroni e
alla Banda Bassotti. Quasi simpatici.
Nella realtà gli strisciatori di badge sono degli assenteisti truffatori.
L'impeto renziano che vorrebbe questi dipendenti pubblici licenziati in 48
ore non è altro che la proiezione che ogni italiano - di buon senso e di
buona volontà - desidera. Ma siccome la commedia all'italiana è fatta di
canoni replicati, succede che dopo il primo atto che favolizza i furbetti
del cartellino, s'apre il secondo nel quale il sindacato s'interpone e
contrappone avvertendo che le leggi contro l'assenteismo e i licenziamenti
già esistono e vanno solo applicate. Prevedibile il terzo atto, nel quale le
nuove norme sul "licenziamento in tronco" sbattono contro quelle vecchie o i
loro strascichi, cavilli, labirinti, italianitudini.
Non se ne farà nulla perché, semplificando, gli assenteisti truffatori sono
il sottoprodotto della burocrazia. La stessa burocrazia che inceppa il
sistema pubblico il quale a sua volta fabbrica produttività ridicole
rispetto alla sua mole.
La stessa burocrazia dentro cui vengono scritte e
applicate le leggi. Il risultato è sempre grottesco, e la questione
irrisolvibile. Basti pensare che si è aperto un dibattito sulla
responsabilità del dirigente (il capufficio), come se questo fosse un corpo
estraneo nel sistema dell'organizzazione e nell'affidamento del lavoro e del
controllo. Basti pensare che non sono sufficienti le videoregistrazioni in
pigiama o in mutande al rivelatore delle presenze, gli abbandoni dei posti
di lavoro, i dipendenti al supermercato o impegnati in altre attività. C'è
sempre un articolo, un comma, un paragrafo, una sentenza a cui loro possono
appigliarsi.
La guerricciola politica quotidiana poi ci mette del suo nel complicare il
quadro: Brunetta se la prende con Renzi sulla primogenitura delle norme
contro i fannulloni. Questo è un altro termine in grado di annacquare il
problema dell'improduttività perché collegabile alla pigrizia e
all'indolenza individuali. In verità chi deve far lavorare e davvero
produrre i dipendenti pubblici chi dovrebbe essere, se non i dirigenti, gli
amministratori e quindi la politica?
Infine la sagra delle definizioni trova l'apice nella parola balordi, molto
abusata per figurare soggetti protagonisti di fatti negativi: dalla piccola
illegalità alla criminalità minimale che ha esiti devastanti. Le parole sono
macigni, ma in certi casi hanno il potere di pre-assolvere, derubricare le
colpe a fatti incidentali o di tipo folcloristico antropologico. Se lasciamo
passare termini come furbetti, fannulloni e balordi, gli altri cittadini
dovrebbero essere contrariamente ingenui, sgobboni o troppo normali. Non va
bene.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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