Bond Carife, la ‘confessione’ di Nicastro
Il supermanager: neppure io al tempo dell’emissione li consideravo rischiosi. Arbitrato, pronte le carte peri 187 casi ‘sociali’
Se perfino uno dei più importanti manager bancari italiani arriva a confessare che pure lui pensava al tempo dell’emissione dei bond Carife «che obbligazioni di quel tipo non potessero ‘saltare’», c’è davvero da chiedersi come sia possibile far pagare il conto ai risparmiatori. Roberto Nicastro, ieri pomeriggio nella diretta streaming dalla Regione, voleva in prima istanza alzare uno scudo in difesa dei dipendenti della banca, «faccio fatica a credere che fossero in malafede quando hanno venduto queste obbligazioni, allora erano emissioni a rischio non molto elevato», anche se certo «più rischiosi di titoli ordinari»; ma ha così confermato i dubbi sulla retroattività del decreto bail-in, la base sulla quale poggia l’azzeramento di oltre 50 milioni di euro di bond junior. Di questi, 22 milioni sono stati emessi nel 2006 e altri 29 nel 2008, «prima di Lehman Brothers», ha rimarcato l’ex direttore generale di Unicredit, oggi presidente delle quattro banche in vendita. Dalle sue parole è emersa, ed è la prima volta, la consapevolezza che il caso Carife, proprio per le caratteristiche delle emissioni e la tempistica delle vendite, presenta «un quadro molto complicato», anomalo rispetto alle altre, anche se uno stralcio dal salva-banche è a rischio bail-in («non c’è il piano B»). Nicastro ha invece confermato che i primi profili dei risparmiatori da sottoporre all’arbitrato, i 187 con meno di 100mila euro investiti per più del 50% in questi bond, hanno già le carte pronte dopo il Cda di ieri mattina.
Risparmiatori
La sorte dei bondisti ha tenuto banco a lungo, nelle due ore di audizione di Nicastro, il quale ha riconosciuto il «costo pesante» da loro sostenuto per il salvataggio della banca. Resta la visione di un «quadro molto critico ma per un numero relativamente circoscritto di persone», cioè i famosi «casi più esposti. C’è al lavoro una task force dall’estate scorsa, siamo comunque pronti ad ampliare la platea». Il fondo di 100 milioni a sostegno dell’arbitrato sarà ampliato? «Ho letto che il sottosegretario Zanetti parla di usare le plusvalenze (plus e minus totali di good e bad bank, nel caso); noi invece lavoriamo al ritorni delle azioni di responsabilità» nei confronti degli ex amministratori.
Nuova banca
Il primo obiettivo della risoluzione, ha ribadito Nicastro, è stato «mettere in sicurezza 180mila clienti, 25mila piccole imprese che in caso di bail-in avrebbero visto revocati i fidi, 1.200-1.300 dipendenti diretti e indiretti. E sono già stati erogati quasi 200 milioni di fidi a 1.400 piccole imprese, e 450 mutui». Il secondo obiettivo però è la cessione in tempi rapidissimi, altrimenti l’Ue metterà in discussione il salvataggio. Nel procedimento aperto con le manifestazioni d’interesse di ieri, sarà possibile tener conto delle esigenze del territorio e dell’occupazione? «Non sappiamo ancora se saremo noi a scegliere il partner o il contrario - ha fatto presente il manager - Chi si farà avanti, però, sarà perché ha interesse per il territorio, e dovrà passare per un patto con famiglie e imprese; ma bisognerà essere in due. I dipendenti? Con il collocamento sul mercato si troveranno nell’alveo delle tutele contrattuali, è molto importante». Nessuna clausola di salvaguardia, comunque. Inoltre, alla bad bank sono passate solo le sofferenze, cioè i rapporti già in contenzioso giudiziario: forse non serve che siano seguiti dai dipendenti.
Il passato
Tre gli elementi comuni nelle banche dissestate, ha detto Nicastro: la forte crisi dei clienti Pmi, l’uscita dal territorio «che è un peccato mortale, perché così si commettono errori», e «possibili gestioni non responsabili o da codice penale». Nel caso, Nuova Carife si costituirà parte civile. L’ad Giovanni Capitanio ha reso noto la situazione di Vegagest: il fondo Calaltrava è in liquidazione, per Aster (causa principale del maxi-buco) «ha fatto un passo indietro la tedesca Phoenix», un’immobiliare che si era proposta per completare le palazzine, e quindi il credito Carife è stato «adeguato al valore e alla cubatura attuali».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
