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Bper interessata alla Cassa, i fondi forse

Bper interessata alla Cassa, i fondi forse

La partecipazione all’asta Bankitalia finalizzata alla banca ferrarese. Big internazionali in vantaggio se comprano in blocco

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È un po’ presto per tifare autostrada Cispadana o evocare l’Area vasta Estense, e del resto chi in Carife si esercitava con il dialetto vicentino, un anno e mezzo fa, è rimasto sufficientemente scottato da non riprovarci. È un fatto, però, che la modenese Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha presentato una manifestazione d’interesse nell’ambito della procedura di vendita delle quattro good bank uscite dalla risoluzione del 22 novembre, e che il focus è puntato «sulla più piccola». Per qualche ora, a cavallo dell’uscita del lancio Ansa che riportava questa notizia, c’è stato un piccolo giallo interpretativo, perché la più piccola dimensionalmente delle quattro banche è Carichieti. Si è però chiarito che le fonti informali vicino a Bper (le banche hanno firmato un accordo di riservatezza) intendevano riferirsi proprio a Carife, che, dopo la cessione delle sofferenze alla bad bank, è superata per massa d’impieghi dalla cassa abruzzese: 2,9 miliardi per corso Giovecca, 3,1 per Chieti. Tra gli istituti bancari di cui si ha notizia, Bper è l’unica ad aver fatto filtrare un’attenzione specifica per Carife. La Banca Popolare di Bari, che pure ha presentato una dichiarazione d’interesse di tipo generico, com’era previsto in questa fase, non sembra orientata sulla cassa ferrarese ma, semmai, su Chieti, che è continua alla sua area territoriale ampliata in queste ore dal perfezionarsi dell’operazione Tercas. Come si era intuito alla vigilia, invece, la lombarda Ubi, una destinazione particolarmente gradita al personale, non ha partecipato e a questo punto potrebbe rientrare solo in un secondo tempo, attraverso accordi con acquirenti non bancari; così pure Cariparma.

Non è detto, però, che sarà proprio Bper la promessa sposa di Carife. Anzitutto non è vincolata a presentare un’offerta, perché la procedura messa in piedi da Bankitalia prevede altri due passaggi prima di giungere alla fase di “non ritorno”. Molto dipenderà dall’analisi dei primi dati contenuti nel documento descrittivo (teaser) che sarà inviato nei prossimi giorni, e soprattutto dall’accesso al data room. Il secondo motivo d’incertezza è dato dal fatto che «le attività di vendita prevedono in maniera preferenziale la cessione in un unico blocco complessivo», e di sicuro le banche interessate non faranno offerte per tutti e quattro gli istituti. Partono quindi in vantaggio i grandi fondi d’investimento di cui parlava ieri il Sole 24 Ore, cioè i vari Bc Partners, Blackstone, Apollo, Lone Star, Oaktree: non Primus Capital, il fondo partecipato da banche come Bper, Banco Popolare e Intesa, che è interessato ad un solo istituto, e non è Carife. In questo caso per conoscere la sorte definitiva della banca ferrarese bisognerebbe attendere l’ulteriore spacchettamento post-vendita, che potrebbe seguire percorsi imprevedibili. C’è chi parla, addirittura, di costituzione di associazioni temporanee d’impresa (Ati) tra interessati per poter competere in una seconda fase, e dividersi poi la “preda”.

Al momento, comunque, c’è la Popolare di Modena sulla bocca di tutti. Un colosso da 35 miliardi d’impieghi alla clientela, presente in 18 regioni con circa 1.300 filiali, 12mila dipendenti e 2 milioni di clienti: il titolo della capogruppo è risultato brillante alla chiusura della Borsa (+5,83%), meglio della media del settore, a dimostrazione che l’operazione Carife quantomeno non incide in maniera negativa.

La questione principale, nella prospettiva di una fusione tra Carife e la popolare modenese, sta nell’interconnessione delle strutture. La sovrapposizione territoriale tra le reti esiste, se è vero che Bper ha tre filiali in città e quattro in provincia (Copparo, Portomaggiore, Migliarino e Argenta), quattro nel Rodigino, cinque nel Padovano e addirittura una trentina nel Bolognese, oltre che la maxi-copertura del territorio modenese. A rischiare, però, potrebbero non essere solo le filiali e quindi i dipendenti Carife, ma, nel territorio ferrarese, anche quelle Bper, sulla base della valutazione della qualità della clientela. Di certo la Popolare modenese ha appena concluso l’incorporazione delle controllate, delle quali è sparito anche il marchio, e la stessa sorte toccherebbe molto probabilmente anche a Carife. Delle strutture centrali ferraresi, poi, resterebbe presumibilmente ben poco, anche perché il controllo del territorio, da Modena e magari con l’aiuto di personale ferrarese, è molto più agevole che da Bergamo o da Bari. Bper, tra l’altro, non è servita dai servizi informatici di Cedacri, e c’è il rischio di penali.

La lunga trattativa è però appena cominciata, tant’evvero che i commenti ieri scarseggiavano.

Stefano Ciervo

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