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Il garzone che arrivò a guidare il Psi

Il garzone che arrivò a guidare il Psi

Giancarlo Guarelli racconta in un libro 15 intensi anni di vita politica a Ferrara

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A 16 anni faceva il garzone in un negozio di tessuti, ma aveva la stoffa per fare politica. Alcuni dirigenti del Psi di Verona lo capirono, lo sperimentarono per un po’ e per mettere definitivamente alla prova le sue qualità e i suoi ideali socialisti gli proposero di andare a Ferrara. L’Emilia Rossa, andare a lavorare nella Federazione provinciale del partito: impossibile non accettare. Fu così che Giancarlo Guarelli, nel 1954, a 19 anni, approdò felice e anche un po’ timoroso in quella che poi è diventata la sua città. Di questa migrazione politica e dei successivi quindici anni di lotte, congressi, battaglie, sogni, speranze, vittorie, sconfitte e disillusioni Guarelli ne ha fatto un libro cui ha dato un titolo bellissimo, “Pugno di grano”, che traduce lo spirito del tempo: il pugno di grano era una modalità con cui i braccianti agricoli sostenevano economicamente il Psi col rischio di incappare anche in qualche denuncia della questura.

Guarelli nelle prime pagine racconta la Ferrara e i ferraresi che incontrò nelle vie del cosiddetto Vaticano, nucleo urbano coincidente grosso modo con il quartiere medievale: il bar dove si giocava a calcino, il barbiere antifascista, il single ante litteram, la sede del partito in via Cammello 3 e la soffitta dove lavorava Carlo Rambaldi, la sganzegha dopo le lotte bracciantili. Descritto così potrebbe sembrare un libro facile da leggere: aneddoti, personaggi, il bel tempo che fu...Non funziona così. È un libro piacevole e tosto, dove bisogna fare i conti con comunicati e ordini del giorno di congressi, mozioni di consigli comunali, trascrizioni di interventi di dirigenti locali e nazionali, misurarsi con Nenni, Togliatti e Preti. Roba che non alleggerisce la lettura. Viene da chiedersi perché Guarelli abbia scelto questa modalità così promiscua e scomoda di raccontare. Si può azzardare una risposta. Guarelli non voleva in alcun modo scrivere una presuntuosa autobiografia del tipo Io e il Psi quanto piuttosto rappresentare come la politica - o meglio l’asservimento convinto agli ideali - possa impregnare la vita di un uomo e forgiarne lo spirito. I partiti di allora erano palestre di formazione in tutti i sensi, “scuole” nelle quali si incontravano maestri che potevano essere il giovane segretario della Federazione Venerio Cattani o il capolega che organizzava gli scioperi.

I quindici anni condensati da Guarelli in quasi trecento pagine raccontano quella Ferrara vista dal punto di vista dei socialisti e percorrono il travagliato dibattito del Psi, comprese le ricadute che fatti come il XX congresso del Pcus e l’elezione e di Kennedy hanno avuto tra le mura estensi. Decine di pagine sviscerano in particolare il rapporto travagliato con il Pci, di come sia stato lineare e poi più via via più complicato per Guarelli e compagni governare con i comunisti o senza, criticarli senza essere e senza passare per anticomunisti, cercare di trovare una soluzione diversa ai governi nazionali fondati sull’egemonia della Dc. Era un compito immane e il Psi non è riuscito a scriverlo (non ci riuscirà più avanti nemmeno il Pci di Berlinguer, ma questa è un’altra storia). Il libro si chiude nel 1969 con la fallimentare esperienza del Psu, il partito nato per unire il Psi e il Psdi, un sogno naufragato nelle urne.

Ma il libro di Guarelli è anche una straordinaria galleria di personaggi della politica, della cultura, del lavoro, delle professioni, il ritratto di una Ferrara vitale. Gliene dà atto Tiziano Tagliani che ha scritto la prefazione. Quanta bella gente ha avuto e ha amato Ferrara. Quando ci si volta indietro è facile farsi prendere da una certa nostalgia che finisce col distorcere la memoria e fa sembrare il mondo di ieri migliore assai di quello in cui oggi camminiamo. Guarelli non cade nel tranello, non indora la pillola. Del resto Guarelli ha continuato a guardare avanti, a fare politica, ad amministrare (la municipalizzazione del servizio gas nei primi anni Sessanta porta la sua firma di vicesindaco, è stato assessore all’Urbanistica dal 1985 al 1990), tuttora è un attento osservatore delle cose, un uomo della sinistra che ha anche scommesso sul Pd. Le severe lezioni della storia non hanno cancellato il ragazzo di bottega che inseguiva il socialismo e nel 1965, a trent’anni, diverrà segretario provinciale del Psi. Non c’è traccia di sconfitta nel libro, però dalle pagine traspare la pena - nonostante l’impegno dei tanti compagni Guarelli - per la dissipazione di molti di quei semi che erano stretti nel pugno di grano dei partiti della sinistra italiana.

Marcello Pradarelli

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