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il dopo-indagini

Omicidio Tartari, al processo ‘La Nuova’ chiede di stare in aula

Rischio ergastolo per gli imputati

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FERRARA. La procura ha già tradotto negli atti giudiziari i 4 mesi di indagine della Polizia, per il caso dell’omicidio di Pier Luigi Tartari. Una “traduzione” dei fatti che è chiara e d’impatto: l’accusa è di omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà. Una aggravante alla quale se ne aggiunge anche un’altra, quella di aver commesso l'omicidio traendo profitto o impunità dalla rapina. Così, ora per i tre arrestati, Ivan Pajdek, Patrik Ruszo e Constantin Fiti, si apre la fase del processo. Che si terrà a breve, in tribunale, prima dell’estate. Un processo che si svolgerà con il rito abbreviato (in camera di consiglio, allo stato degli atti, delle carte raccolte). Carta canterà, dunque, in aula, per questo terribile delitto per cui i tre accusati rischiano davvero l’ergastolo, a seconda dei calcoli delle aggravanti e delle pene. Un processo che perchè dibattuto col rito abbreviato, sarà chiuso a pubblico e stampa: per questo motivo la Nuova Ferrara intende chiedere ai giudici l’autorizzazione a poter presiedere il processo. Lo prevede la norma in caso di fatti straordinari, a patto che vi sia il consenso delle parti: accusa, difesa e parte civile. Parti alle quali verrà chiesto il consenso perchè la Nuova Ferrara vorrà essere in aula per raccontare e raccontarvi.

Ma se in merito all’omicidio Tartari si parla già di processo, per quanto riguarda le altre rapine legate alla banda Pajdek, l’inchiesta è in corso. Che ora dovrà attentamente vagliare le dichiarazioni-confessioni di Pajdek e dello stesso Ruszo: che hanno lasciato fuori Costantin Fiti, estraneo secondo tutti e due, alle rapine. Come già ampiamente scritto - e ora confermato dagli atti - c’è stato un filo criminale a legare l'omicidio di Tartari a rapine e aggressioni in provincia. Prima di Aguscello infatti, Pajdek e Ruszo assaltarono la casa di Coronella, il 5 agosto, dove vivono figlia e padre invalido, Cristina e Giulio Bertelli. Ancor prima, la rapina del 30 luglio ad Emma Santi, anziana di 93 anni, che restò legata due giorni nella sua casa di Mesola dopo l'irruzione dei rapinatori: l’anziana venne salvata dall’intervento del figlio che la trovò legata ai polsi. Come evidenzia la foto che pubblichiamo qui della signora nel letto d’ospedale, l’anziana ha ai polsi, ancora e dopo diversi giorni, i segni delle fascette con cui la legarono. Fascette elettriche, le stesse usate su Tartari ad Aguscello. Un filo criminale che va oltre e che però porta anche al 26 luglio, a Villanova di Denore: Pajdek non cita il paese, ma parla di una persona rapinata, un 30/40 enne a cui è stata preso il bancomat.

Resta ancora latitante, nonostante la richiesta di cattura, il quarto-terzo uomo. Terzo come componente la banda delle rapine: è uno straniero anche lui. Forse tornato in patria.

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