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Imbavagliato due volte, nella casa e nel casolare

Imbavagliato due volte, nella casa e nel casolare

Omicidio Tartari. Così hanno ucciso l’anziano, dopo averlo abbandonato nel tugurio di Fondo Reno: lui gridava, gli hanno avvolto la testa con una maglia e 8 giri di nastro adesivo

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FERRARA. Pier Luigi Tartari è morto per una «asfissia meccanica violenta» perchè i suoi tre assassini, dopo averlo picchiato e avergli causato ecchimosi in tutto il corpo e fratture alle costole, lo legarono con fascette elettriche e nastri adesivi, alle caviglie, alle ginocchia, ai polsi e alle stesse mani. Per non farlo parlare e gridare gli riempirono la bocca di nastro adesivo di carta e quindi avvolsero il capo con una maglietta, stringendola con un nodo serrato e girando attorno al tessuto 8 volte nastro adesivo nero da elettricista. L’asfissia sarebbe stata concausata anche dalla impossibilità di spostarsi dalla posizione prona a quella supina, visto com’era legato, «incaprettato». Questa la fotografia sulla morte di Tartari, scattata dall’autopsia del medico legale Maria Rosa Gaudio.

Quanto riferito da Ivan Pajdek agli inquirenti, sulle due possibili fasi di legatura, prima dentro la casa di Aguscello, poi una volta giunti al casolare di Fondo Reno, per impedirgli di gridare, corrisponde con quanto poi indicato dal medico legale. Pajdek racconta tutto questo prima dei risultati dell’autopsia e pur con ombre e contraddizioni, conferma quanto il medico legale ha circostanziato con i suoi risultati. «Le cause della morte risiedono - spiega nella sua relazione il medico legale - nell'impedimento al passaggio di aria per occlusione della bocca e delle narici del naso da parte di scotch in carta, maglia in cotone e nastro adesivo». Una morte per asfissia giunta dalle 5 alle 8 ore dopo l’ultimo pasto - dice il medico legale - dunque poche ore dopo essere stato abbandonato, legato e imbavagliato. Dice Pajdek, nel suo racconto agli inquirenti, che dopo esser tornato ad Aguscello dalla banca dove aveva fatto il primo prelievo di 250 euro al Bancomat, alle 21.37 del 9 settembre, «il signor Tartari aveva da qua fino a qua tutto chiuso». Dal collo fino alla fronte, con nastro e disse a Patrik «‘Cosa hai fatto? Cosa hai fatto? Sta soffocando’ e gli ho tolto il nastro». Ma anche addosso era legato anche mani e gambe, troppo strettamente, tanto che Pajdek disse a Patrik “Mollalo che così può camminare”, per portarlo via dalla casa, e caricarlo sull’auto. Era imbavagliato già in casa, Tartari, «con il nastro, poi qualche straccio, non lo cosa Patrik gli aveva messo in testa, se asciugamano o straccio, non lo so». Pajdek rammenta che Patrik diceva: «‘Mettigli in testa qualcosa che così non ci vede’. E poi loro (Patrik e Fiti) lo hanno ancora legato quando è stato nel casolare».

Il racconto si fa sempre più sfrangiato, non netto. Dentro il casolare sarebbe continuata la legatura: «Costantin disse che Tartari gridava e allora Patrik ha preso uno straccio, non so cosa, dalla mia macchina, qualcosa di bianco (una maglietta bianca, dirà il medico legale, ndr) e con quello disse Patrik ‘adesso lo lego per bene alla bocca’, e ha preso fuori un coso nero, nastro adesivo. ‘Con quello lo lego bene così non si sentirà quando Tartari grida’». Tartari era già legato dalla casa di Aguscello, ma lo avrebbero legato ulteriormente e quando Paidek si sarebbe assentato per caricare in auto taniche di gasolio che teneva nel tugurio (era il loro deposito illegale di refurtiva), lasciò dentro lo stanzone, con Tartari, sia Fiti che Patrik, che poi lo rassicurò dicendogli: «Adesso l’ho legato bene».

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