L’assemblea in pressing «Arrivano 29 assunzioni»
Ieri durante il negoziato col vertice dell’ospedale manifestazione dei dipendenti I cori e i timori del personale. Vitali (Cgil) e Canella (Cisl): ma si tratta ancora
Saranno una trentina le nuove assunzioni. E alla fine si dice parzialmente soddisfatto Natale Vitali, segretario generale funzione pubblica Cgil. «Al Sant’Anna è stato siglato l'accordo per l'assunzione di 29 infermieri, di cui 12 a tempo indeterminato e 17 a tempo determinato, per capire quanti ne serviranno da inserire in pianta stabile. Inoltre, verranno affrontate in questi giorni le problematiche che riguardano l'azienda ospedaliera». Termina con questo commento una lunga giornata di contrattazione al polo di Cona, voluta da Cgil e Cisl, mentre all’esterno era in corso un’assemblea con i lavoratori determinati a rimanere fino al raggiungimento dell'obiettivo.
Al coro di «Assunzioni, assunzioni», «ci serve organizzazione», «vogliamo il contratto», «non siamo pedine» tutti sono rimasti in attesa che si raggiungesse una soluzione tra delegati sindacali e direzione sanitaria. Natale Vitali spiega che «nei giorni scorsi il direttore generale ha detto che il 26% del personale infermieristico non svolge questo ruolo, per disabilità o inabilità, e va a ricoprire incarichi amministrativi. Rispetto a due anni fa, non è stato assunto nessuno e in questo modo non hanno dato seguito al piano assunzioni previsto dal piano occupazionale. Da questo tavolo ci aspettiamo protocolli con numeri e certezze, altrimenti non avremo ottenuto nulla».
Anche Claudia Canella, Funzione pubblica Cisl, sottolinea che dal tavolo si aspettano di discutere su problematiche dell'organico ospedaliero e sull'organizzazione, in relazione alla legge 161/2014 (nuovi turni di lavoro): «A noi risultano molti buchi in organico, che hanno dato luogo a richieste al personale di svolgere più ore, a fare prestazioni aggiuntive o a spostare i lavoratori. Cona è ospedale di riferimento per molte specialità, quindi chiediamo garanzie e personale qualificato sempre. Dal tavolo ci aspettiamo proposte concrete, con numeri. Non siamo contrari ai progetti, ma ne vogliamo uno preciso». Anche Elena, infermiera del reparto di medicina, ricorda che «sul fronte nazionale la carenza infermieristica pesa, sia sui bilanci professionali che sui servizi. La situazione dell'organico va risolta, sia per la categoria infermieristica che per gli altri ruoli sanitari».
Prima di salire per la contrattazione, Natale Vitali chiarisce che «l'obiettivo unico in questo momento è scendere con documenti che attestino il piano di assunzioni di personale sanitario, perché la situazione non è più sopportabile. Ieri, tutti i sindaci e due direttori generali ci hanno confermato quello che sappiamo da tempo. La Regione ha già detto liberi tutti rispetto al 25% del turnover, e si sono avventurati in numeri importanti affermando che il 26% del personale infermieristico non svolge più questo ruolo».
Tra cori, fischi e qualche petardo scoppiato, sale l'attesa e la tensione si fa palpabile. La delusione cresce quando il delegato Cgil Domenico Angotti, riferisce che su 72 posti vacanti, assumono solo 12 persone. Ma i manifestanti continuano la loro dura lotta, e una determinata Erica Salvioli, delegata Cgil, ribadisce la necessità di un piano organizzativo e di un contratto.
«La legge 161 è una normativa europea che ha messo in evidenza un problema già esistente, quello della carenza di personale. Già la legge 66 del 2003 poneva l'obbligo di riposo di 11 ore consecutive, ma erano sempre state concesse deroghe. Dal 25 novembre 2015, si è data applicazione alle norme, pena le sanzioni. Questa legge evidenzia la carenza di personale, soprattutto quando subentrano malattie, infortuni, diritto alla legge 104 o gravidanze». Ma tra gli altri problemi c'è anche quello dell’integrazione tra azienda ospedaliera e azienda Asl, che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi, «ma ci sono ancora tanti aspetti oscuri su questo argomento. L'ospedale di Cona è il punto di riferimento per la provincia, ma il timore è che il personale possa venire spostato da un luogo all'altro». A proposito di questo, interviene la delegata Michela Venturi, Cgil, ad informare che la soluzione prospettata dai dirigenti è lo spostamento di personale da un reparto all'altro. «Pensano di usarci come pedine, senza tenere in considerazione le competenze e la professionalità acquisita, e questo va a discapito dell'utenza. Così si mettono in crisi la continuità assistenziale, che è uno dei cardini della qualità della cura per gli assistiti, e la formazione degli operatori, che è un nostro principio basilare», commenta Erica Salvioli. Anche altri operatori protestano, e mettono in evidenza che «il faro è garantire la qualità assistenziale, e anche l'utenza deve sapere a cosa va incontro se le cose procedono in questo modo».
Veronica Capucci
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