«Nessun controllo dalla Fondazione»
Il socio Giuseppe Toscano: lunedì non andrò all’assemblea. Il futuro? Un centro d’arte contemporanea
Lunedì si terrà l’assemblea della Fondazione Carife ma tra i soci partecipanti non ci sarà Giuseppe Toscano, che sulle vicende dell’istituto di credito cittadino è stato, ed è, tra le voci più critiche e polemiche.
I motivi di questa assenza?
«Lunedì non ci sarò perchè mi rattrista assistere alle veglie funebri, anche se il “compianto”, ovvero la bella lettera inviata dal Presidente Maiarelli a Renzi, merita rispetto per come è scritto e argomentato con coraggio e dignità, cosa rara ai nostri giorni».
Un requiem suonato dal decreto salva-banche, sul quale ora si stanno sollevando dubbi di incostituzionalità. Cosa ne pensa?
«È vero, il decreto salva banche di Renzi ha affossato spietatamente 27.000 azionisti ignari che erano i proprietari della Cassa, mentre la struttura operativa è ancora lì; cosa difficilmente spiegabile e caso unico nella storia: infatti nei fallimenti (di fatto questo è accaduto) o si fa un concordato e si aggiusta quello che si può per tutti o si chiude bottega, non si manda a casa solo il proprietario: prima eccezione di incostituzionalità. Analogamente di dubbia costituzionalità è la mancia riservata ai pochi obbligazionisti subordinati per i quali si prevede un piccolo ristoro in relazione al loro patrimonio, come se un euro valesse diversamente a seconda del reddito di chi lo possiede».
Quali responsabilità attribuirebbe invece alla Fondazione?
«Per quel che riguarda l’azzeramento del valore della partecipazione, che è anche il primo punto all’ordine del giorno dell’assemblea di lunedì, vorrei ricordare quanta responsabilità è della stessa Fondazione, ma non certo dell’attuale Presidente: con i passati consigli, pur forti del 54% delle azioni, si sono omessi i controlli sia nel momento della votazione dei bilanci che delle nomine dei CdA della Cassa. La Fondazione aveva tutto sott’occhio, ma le categorie economiche presenti in Consiglio pensavano solo a occupare caselle di potere; non a caso il Fondo Monetario Internazionale ribadisce che le Fondazioni sono un ostacolo per lo sviluppo delle Casse e per questo vanno abolite».
C’è chi punta il dito soprattutto contro Bankitalia.
«Alla ricerca di responsabilità molti se la prendono con la Banca d’Italia, ma questa ha sanzionato il Consiglio d’amministrazione di Santini e Lenzi; ha autorizzato l’aumento di capitale sociale di 150 milioni, però ha anche detto che la Carife era mal gestita e che doveva essere cambiato il CdA di Lenzi perchè non idoneo; dopo che questi si sono fatti confermare dalla “loro” Fondazione li ha mandati a casa; ha poi promosso un’azione di responsabilità per 100 milioni verso i due ultimi CdA! Non poco!».
I risparmiatori “azzerati” cosa possono fare?
«Ricorrere ad azioni legali: ben magra soddisfazione a fronte della disperazione di tantissimi soci, come si sapeva e come leggiamo sui giornali. Il ricorso al Tar del Lazio? (altro punto all’ordine del giorno dell’Assemblea, ndr). Disarmante. Le azioni legali di questo tipo si intraprendono quando si hanno fondate ragioni e risorse economiche per una lunga battaglia giudiziaria, altrimenti è pura esibizione.»
I clienti della banca si sono sentiti traditi.
«Perché ci sono anche altre responsabilità: chi ha venduto titoli dubbi (Parmalat, Cirio, Argentina) causando molte condanne dal Tribunale di Ferrara alla Cassa per collocamento di titoli tossici? Con le azioni i clienti sono stati trattati come polli cui rifilare robaccia spacciata per oro. E chi paga? Quelli che hanno creduto in buona fede a offerte loro proposte e reiteratamente caldeggiate? Ingiustissimo e non potrà finire qui! Un’abberrazione sono il centinaio di sportelli ancora esistenti: un tempo si poteva fare oggi no. Si pensa ancora come ai tempi della regina Antonietta; attenzione, però: dopo venne la Rivoluzione Francese e molte teste vennero tagliate».
Lei quindi non vede alcun futuro per la Fondazione?
«Sulle prospettive della Fondazione mi viene spontanea una considerazione. Il pezzo forte sono le quadrerie, abbiamo un patrimonio artistico di grande lustro, una grande arte che rimane stabile perchè i sentimenti che suscita sono indipendenti dal tempo e dallo spazio e perchè il suo regno non è di questo mondo. Perchè allora non ci avvaliamo delle ottime attuali quattro dipendenti e creiamo un centro vitale di arte contemporanea?»
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