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"Virus Zika, il pericolo arriva dalla zanzara tigre"

"Virus Zika, il pericolo arriva dalla zanzara tigre"

Il professor Contini (Unife): l’insetto potrebbe essere il vettore più efficace per l’infezione. Sospese le donazioni di sangue per 28 giorni a chi ha soggiornato nei Paesi a rischio

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FERRARA. Tormento dei giorni e delle notti - per le sue fastidiose punture, non solo estive - la zanzara tigre in questi giorni è stata indicata anche come possibile vettore del virus Zika, che ha scatenato l’allarme nel sud e nel centro America e suscitato notevole interesse dopo i primi casi di malattia registrati in Europa (quattro nel nostro Paese risalenti al 2015 e già risolti senza conseguenze per i pazienti).

Circolano già numeri e cifre, anche consistenti, sui possibili contagi oltreatlantico, mentre l’attenzione degli infettivologi si è focalizzata sui rischi di malformazioni nei bambini nati da mamme giunte a contatto con il virus durante la gravidanza.

A Ferrara c’è chi Zika lo conosce già bene. Si chiama Carlo Contini, è professore ordinario del Dipartimento di Scienze mediche, direttore della sezione e della Scuola di Specializzazione di Malattie Infettive di Unife e dell'Unità universitaria di Malattie Infettive del Sant’Anna. «Zika (Zykv) è un virus assai noto, legato filogeneticamente ad altri virus, come quello della febbre gialla, dengue, chikungunya e west nile - spiega Contini - È stato identificato per la prima volta nel 1947 da una scimmia Rhesus che vive nella foresta Zika dell'Uganda, nel 1952 è stato poi isolato nell'uomo in Uganda e poi in Tanzania e da lì è iniziata la diffusione nella nostra specie». La trasmissione, prosegue il medico, avviene tramite punture di zanzare, soprattutto del genere Aedes.

«Non si escludono possibilità di trasmissione del virus dalla gestante infetta per via perinatale (nel periodo cioè tra la 29ª settimana di gestazione e i primi 28 giorni dopo il parto) ed anche sessuale da un individuo che contenga il virus nello sperma - aggiunge Contini - Recenti studi hanno anche dimostrato che donatori di sangue asintomatici al momento della donazione sono risultati positivi all'infezione».

In Italia, il vettore potenzialmente più efficace per la trasmissione è la Aedes albopictus, meglio conosciuta come "zanzara tigre", conferma il professor Contini, «introdotta dal 1990 con i pneumatici usati ed attualmente diffusa in tutto il nostro paese. Se questa zanzara si dovesse adattare a trasportare anche Zika, potrebbe esserci il rischio anche da noi di contrarre la malattia». Zika è in grado di causare, dopo un periodo compreso fra i 3 e i 14 giorni dalla puntura, sintomi che nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente, quali febbre, dolori muscolari o alle articolazioni, eruzioni cutanee, congiuntivite o dolore retro-orbitario, spossatezza. Rarissime le emorragie o i decessi, esistono inoltre casi asintomatici dell'infezione.

La malattia comunque si risolve quasi sempre entro una settimana circa dall'inizio dei sintomi. «Recentemente, Zika ha fatto parlare di sé per i 4 pazienti italiani provenienti dal Brasile ricoverati la scorsa primavera all'ospedale Careggi di Firenze - ricorda Contini - e guariti dopo pochi giorni di ricovero, ma soprattutto per i casi insorti dal 2014 ad oggi in Sud America, dove Zika ha provocato oltre 3.900 malformazioni fetali (microcefalia) e numerosi casi di encefalite, paralisi e disturbi della vista. Il legame del virus con le malformazioni fetali, aumentate soprattutto in Brasile di circa 20 volte, non è comunque ancora stato confermato. Vi è tuttavia evidenza che il virus si trasmette da madre a figlio e passa attraverso il liquido amniotico».

Al momento, secondo le notizie diramate dall'Oms - precisa l’infettivologo - i casi di Zika sono 4 nello stato di New York, 4 in Gran Bretagna e 2 in Catalogna. Altri casi sono stati registrati nella Repubblica Dominicana, in Tailandia e proprio ieri in Danimarca.

Ad oggi, esistono test diagnostici disponibili solo in centri altamente specializzati e basati sulla ricerca di anticorpi specifici e dell'Rna virale; le cure attuali consistono in riposo a letto e rimedi di supporto per la febbre (antipiretici e somministrazione di liquidi) che rappresentano l'unico presidio terapeutico efficace. «Meglio non assumere aspirina - avverte Contini - nel dubbio diagnostico con altre arbovirosi (ad esempio la dengue), per il rischio di emorragie. Allo stato attuale non esistono vaccini».

Per la prevenzione della malattia è importante la sorveglianza degli insetti e la lotta alla zanzara, riducendone la densità di popolazione e rimuovendo o modificando i siti di riproduzione. Importante anche ridurre il contatto tra zanzare e persone. Inoltre, dal momento che le zanzare Aedes pungono di giorno, si raccomanda a chi fa un riposo diurno, soprattutto bambini, malati o anziani, di riposare sotto zanzariere, trattate con o senza insetticidi.

Precauzioni di base dovrebbero essere prese da chi viaggia in zone ad alto rischio (Brasile, Ecuador, Colombia, Caraibi fino a Capo Verde, Isole Samoa), in particolare donne in gravidanza, è il messaggio di prevenzione rilanciato in questi giorni da tutti i mass media.

Ai fini della prevenzione della potenziale trasmissione trasfusionale, viene raccomandato di applicare il criterio di sospensione temporanea per 28 giorni per i donatori di sangue che abbiano soggiornato nelle aree dove si sono registrati casi autoctoni d'infezione (America del Sud, Caraibi, ecc).

Il consiglio che si dà alle viaggiatrici in gravidanza è di evitare i Pesi dove il virus è presente «fino a che non si capirà il reale ruolo di questo virus» mentre a chi rientra da quei luoghi è raccomandato «di sottoporsi a uno screening al ritorno da zone endemiche per sospette infezioni febbrili, soprattutto nei mesi estivi».

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