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L’inaugurazione dell’anno giudiziario

«Le banche senza controlli» Giudici contro intoccabili

«Le banche senza controlli» Giudici contro intoccabili

I numeri ancora una volta giocano a favore degli uffici giudiziari di Ferrara, produttivi, veloci e puntuali nel dare risposte ai cittadini. Ma a parte la realtà di Ferrara (con tante luci e ombre)...

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I numeri ancora una volta giocano a favore degli uffici giudiziari di Ferrara, produttivi, veloci e puntuali nel dare risposte ai cittadini. Ma a parte la realtà di Ferrara (con tante luci e ombre) ciò che ha messo in luce ieri l’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto dell’Emilia Romagna è la assoluta carenza di personale, magistrati e soprattutto addetti dei tribunali. Tribunali che affrontano per la prima volta, e in modo così concentrato, i problemi delle banche, e che, come ha spiegato l’ avvocato generale Alberto Candi, procuratore generale reggente, «gli amministratori degli istituti bancari, anche non pubblici, dovrebbero essere ben consapevoli della funzione sociale che svolgono, avendo tra le mani i patrimoni e, in qualche caso, le vite delle persone». In un crescendo, Candi ha sottolineato che «deve far riflettere che, nonostante gli episodi di infedeltà nei confronti dei clienti, i controlli funzionino così male». Una amarezza nelle parole di Candi, che diventa un monito per le cause che debbono partire e pendenti, il caso Carife tra i tanti. La riflessione «amara, anche se di grande attualità» riguarda il processo 'Parmalat-Capitalià, che nel 2015 ha visto la conclusione dell'appello bis con le condanne, tra gli altri, di Cesare Geronzi e Matteo Arpe: processo che ha dimostrato che «la magistratura è in grado di accertare le responsabilità anche se si tratta di procedere contro persone apparentemente intoccabili, apparentemente irraggiungibili da quella giustizia che riguarda, ogni giorno, i cittadini 'comuni’». Parmalat, ha ricordato «crollò sotto gli occhi di chi avrebbe dovuto vigilare e non vigilò». Ma se le banche arrancano, e chi le deve commissariare chiede azioni di responsabiltà (caso Carife), queste poi arrivano al Tribunale delle imprese. Che come ha sottolineato il presidente della Corte di Appello Giuseppe Colonna, non riesce a dar risposte veloci perchè i procedimenti specializzati in materia di imprese e «malgrado l’aumento delle definizioni (processi chiusi, ndr) si registra un netto aumento delle pendenze (arretrati,ndr) mentre certamente - sottolinea l’alto magistrato - tra gli scopi perseguiti dal legislatore vi era quello di attribuire a tali controversie una corsia privilegiata che consentisse una rapida definizione». Parole che debbono suonare forti al popolo di Carife, agli ex commissari Blandini e Capitanio che hanno deciso l’azione di responsabilità civile contro 31 amministratori e i tanti risparmiatori Carife: le loro cause sono tutte al tribunale delle imprese, che arranca con pochi giudici e troppe cause.

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