Risicoltura, la sfida della qualità
Scaramagli: «Uso sostenibile di agrofarmaci». Domani un convegno
«È necessario incrementare qualità e quantità della produzione: è questo l'imperativo a cui deve rispondere oggi l'agricoltura in generale e la risicoltura in particolare». Così dice il presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli. Nello scenario che ci si presenta oggi, il riso italiano rischia di perdere competitività nei confronti dei prodotti provenienti da Paesi extracomunitari che hanno meno limitazioni nella difesa delle piante. Altro rischio quello di dover rinunciare al ruolo di market leader tra i Paesi Ue sia in termini quantitativi, sia qualitativi. «Il quadro normativo di riferimento per l'utilizzo degli agrofarmaci, infatti, è sempre più indirizzato verso un uso sostenibile a basso impatto sulla salute e sull'ambiente e ha ridotto di circa il 70% i principi attivi disponibili sul mercato, determinando tuttavia anche una forte limitazione dei meccanismi d'azione utili impiegabili per la difesa delle colture e favorendo nel tempo l'insorgenza di resistenze». «L'Italia, con i suoi circa 250 mila ettari coltivati a riso, rappresenta praticamente la metà della superficie investita (poco meno di 500 mila ettari) e della produzione raccolta (3,2 milioni di tonnellate) nell'Unione Europea» ricorda ancora Scaramagli, che sottolinea come Ferrara, con i suoi 7.300 ettari nel 2015, abbia incrementato del 5% rispetto all'anno precedente i terreni coltivati a riso.
Di questi aspetti si parlerà anche durante il convegno "Agrofarmaci in risicoltura: impiego sostenibile e competitività delle imprese", organizzato da Confagricoltura e che si terrà domani, a Mortara storico centro della risicoltura lombarda. La giornata ha l'obiettivo di approfondire gli aspetti legati all'uso degli agrofarmaci nella coltivazione del riso. Concluderà il dibattito il presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi. (a.t.)
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