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LA DOMENICA

Scatoloni e cortesie per gli ospiti

Scatoloni e cortesie per gli ospiti

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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“Cortesie per gli ospiti” è il titolo del libro caposaldo di Ian McEwan. Riflette l’incertezza del termine. Ospite è infatti una delle parole più ambigue in circolazione nella parlata ordinaria italiana e in tutte le lingue neolatine. Descrive sia chi offre ospitalità, sia chi è ospitato.

A questo punto non si capisce chi debba eccedere in cortesia, esagerare con lo zelo. E siccome siamo un popolo che ha il pallino dell’arabesco, della ruffianeria e delle precedenze, ecco che qualcuno ha pensato di inscatolare le statue nude dei Musei Capitolini, a Roma, martedì scorso. Ne ha scritto ieri in questa colonna Diego Marani.

È stato il gioco a nascondino della nostra cultura in favore del presidente iraniano Rouhani nella sua prima visita nell’Occidente ritrovato, postsanzioni, eccitato dalla risonanza del fiume di denaro che Teheran è pronta a investire. Giro la questione secondo lo schema dell’Accademia della Crusca: Rouhani è stato l’ospite gradito, chi ha inscatolato le statue nude invece ha interpretato l’ospite premuroso.

Così il mondo ride e sorride per questa Italia museografica, museologica, detentrice di larga parte del patrimonio artistico mondiale e che abiura la sua consistenza culturale con quattro assi di compensato per l’oscuramento delle statue nude. Per non offendere Rouhani che, lo si vede con sottana elegante e turbante, è musulmano, ayatollah della fede sciita e presidente della repubblica teocratica iraniana. Rouhani è un uomo sposato, padre di quattro figli.

Dopo l’elezione nel 2013 aveva scandito questo concetto: “Vi devono essere pari opportunità per le donne. Non vi sono differenze tra donne e uomini nella creazione, nella loro umanità, nella loro ricerca del sapere, nella loro comprensione ed intelligenza, così come virtuosità religiosa nel servire Dio e la gente”... Nella creazione: come dire allo stato originario e - spingendo oltre le regole e i tabù della religione - nella nudità della bellezza.

Ma quest’ultima è una variabile grecoromana, consacra la conoscenza e il significato del corpo, vale in casa nostra e nei secoli ha caratterizzato casa nostra. Di conseguenza per l’ospite gradito ospite si può ritoccare il menu, ma non celare gli oggetti che caratterizzano l’ospite premuroso. E perché mai il primo ci fa visita? Solo per sottoscrivere contratti e fare economia (che deriva dal greco oikonomia, norma per le cose di casa propria)? Ammetto che la delegazione ispettiva iraniana possa avere graziosamente alluso all’inopportunità dei nudi nei Musei Capitolini. Ammetto che il cerimoniale di Palazzo Chigi possa avere ecceduto in prevenzione coprendo il nudo splendore di Venere, Leda, Dioniso, altri dei e semidei. Ammetto la sincerità del premier Renzi e la sorpresa del ministro Franceschini nel definire “incomprensibile” la scelta degli scatoloni, come credo nell’irresponsabilità della sovrintendenza. Siamo in Italia, l’assoluzione previene la colpa. Da noi non esiste l’espiazione (altro romanzo di McEwan).

La domanda che piuttosto va posta al sistema della cortesia italiana è questa: perché e con quale logica finalità il presidente-ayatollah è stato accolto nei Musei Capitolini? Questo è il luogo dove è massimamente concentrata la raffigurazione degli idoli, degli umani e degli animali, tanto vietata dall’Islam. E poi, quanti sono i musulmani che spontaneamente visitano musei, chiese, monumenti, pinacoteche? Bastava e avanzava Palazzo Chigi già in ghingheri di suo, oppure la vastità asettica e senza figurazioni del Maxxi (Museo nazionale delle arti del XXI secolo). Si racconta che qualche obiezione sarebbe stata mossa dall’ispezione iraniana nei Musei Capitolini circa il posizionamento della pedana presidenziale, in prossimità frontale della statua equestre di Marc’Aurelio, cioè degli attributi del cavallo altrettanto bronzei.

La pedana è stata quindi spostata davanti alla scultura. Non siamo liberi. Non siamo laici. Non siamo noi. Così come nella stagione controriformista di Daniele da Volterra, detto il Braghettone, che nel 1565 fu chiamato a censurare le parti intime in vista del Giudizio Universale di Michelangelo, sostituite con mutante, panni e foglie di fico. Così nel 2010 quando Gheddafi in Italia piantò la sua tenda beduina sulla Cassia e si portò hostess, amazzoni, guardie del corpo donne, e distribuì il Corano auspicando che “l'Islam diventi la religione d'Europa”. Ricordate? Il rais si era presentato con una foto sugli eccidi italiani in Libia appuntata sulla divisa ottocentesca. E meritò il baciamano dell’allora premier Berlusconi.

Nell’ottobre scorso, invece, per l’incontro fiorentino fra Renzi e lo sceicco saudita al Nahyan in Palazzo Vecchio, è stato installato un paravento per nascondere un nudo dello scultore Jeff Koons, già marito della ex pornostar e deputata Cicciolina. Non c’è pudore del pudore. Piuttosto aleggia la censura preventiva o l’inchino seicentesco sempre pronto. Questa nostra cortigianeria barocca (non umanistica, non rinascimentale), rappresenta la decadenza, incarna la nostra marginalità. Rivedetevi la conferenza stampa di fine-visita del presidente Rouhani.

Con un sorriso islamico-beffardo dietro la sua barba grigiazzurra risponde al cronista che gli domanda qual è il suo parere sulla state nude inscatolate apposta per lui. Con un’espressione divertita ha replicato: «È una questione giornalistica. Non ci sono stati contatti a questo proposito. Posso dire solo che gli italiani sono molto ospitali, cercando di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti, e li ringrazio per questo». Gli italianissimi Fantozzi o Fracchia gli risponderebbero «quanto è buono lei».

 s.scansani@lanuovaferrara.it

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