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Tresigallo, abbattuto un edificio razionalista

Tresigallo, abbattuto un edificio razionalista

Distrutta l’ex villetta del custode adiacente al consorzio agrario Il vicesindaco Ansaloni: «Pericolante e non vincolata». Marani: «Non ho parole»

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TRESIGALLO. «Non ho parole. Non mi capacito. Tresigallo è proprio condannata a morire». Parole dello scrittore tresigallese Diego Marani, relative all’ultimo abbattimento di un edificio, a quanto pare, razionalista, nella città del ‘900 di Tresigallo.

Il tresigallese Giuseppe Muroni ha postato pochi giorni fa, nel suo profilo Facebook, la foto dell’ex villetta del custode adiacente all’antico consorzio agrario mentre viene demolita da una ruspa. Questa immagine ha immediatamente acceso un forte dibattito virtuale tra gli abitanti della cittadina.

Mario Ansaloni dell’amministrazione comunale scrive che «i documenti di schedatura dell'edificio in questione riportano che lo stesso è stato censito dalla Sovrintendenza alle belle arti come ricostruito interamente negli anni ’70, in modo difforme dalla struttura originaria, quindi non meritevole di vincolo. A questo si aggiunge che era accertato come pericolante, quindi soggetto a demolizione, considerata anche l’attività aperta a fianco».

Alessandro Castaldini della Pro Tresigallo ribatte dicendo che la Sovrintendenza ammise l'errore di schedatura già due anni fa, quando la villetta fu salvata in extremis (notizia riportata proprio da la Nuova).

Il contributo più approfondito è quello di Stefano Muroni, autore di Tresigallo, città di fondazione, il quale afferma che «l’edificio in questione è senza dubbio del 1937, edificio razionalista. Tant’è vero, dai progetti reperibili nell’Archivio di Formignana è evidente come l’edificio avesse nel corso degli anni tenuto il suo aspetto originario. Per 70 anni non ha avuto pressoché nessuna manutenzione, quindi è stato alterato nella sua fisionomia (demolita la balconata-ingresso, murate le finestre oblò nei lati e trasformati i finestroni in porte). Modifiche, certo, alterazioni più o meno pesanti, le quali non hanno intaccato comunque l’originalità dell’edificio nelle fondamenta, nei muri perimetrali. Anzi, in alcuni punti era ancora evidente la colorazione dell’epoca, quella del ’37. Esistono edifici molto più a rischio di crollo, come il bar Roma (parte del tetto già crollato) e del Mulino, due edifici che vivono adiacenti ad abitazioni, nel centro del paese. La villetta, se anche fosse stata riconosciuta pericolante, si trovava in un punto pressoché isolato, quindi lontano da rischi. Inoltre, con la distruzione dell’edificio, si è andati per sempre ad alterare l’impatto scenografico della circonvallazione, senza contare che suddetto edificio fungeva da chiusura prospettica a due vie, via Primo Maggio e via G. Bruno. Si è andati così a stravolgere violentemente l’idea della “città chiusa”, unicità urbanistica della nostra Tresigallo a livello nazionale».

Tra i vari commenti, per lo più indignati, di molti cittadini, conclude Castaldini: «Sarebbe stato giusto approfondire il tutto con i dovuti studi, cosa che ritengo non sia stata fatta a dovere, il non perdere la villetta sarebbe stato un valore aggiunto per Tresigallo e il corretto ripristino avrebbe anche giovato all'amministrazione che ne sarebbe uscita dimostrando una sensibilità maggiore e le dovute attenzioni al "progetto Tresigallo». Dove esiste il dubbio non ha proprio senso distruggere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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