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Visco distribuisce le colpe: Ue, banche ex amministratori

Visco distribuisce le colpe: Ue, banche ex amministratori

No al Fitd perché «non si è raccolta la somma» per i 4 istituti Bond, la banca deve tenere «sempre informato» il cliente

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Il governatore Ignazio Visco, ieri al Forex di Torino, e i documenti pubblicati sul sito di Bankitalia, hanno risposto a molti interrogativi sul disastro Carife, ma ne hanno aperti di nuovi.

Risposte fornite

Non è stato replicato per la Cassa e le altre tre banche lo schema Tercas (intervento del Fondo interbancario che avrebbe evitato l’azzeramento di azionisti e bondisti junior) perché «non è stato possibile al sistema bancario raccogliere al suo interno il necessario consenso a mettere assieme» la somma necessaria. Colpa delle altre banche, insomma, del ritardo con il quale è stato costituito il Fondo volontario del Fitd (22 novembre 2015) e di chi ha messo Carife nel calderone della risoluzione: nessun cenno a divieti Ue. La poca informazione sui rischi delle obbligazioni subordinate? «Tra gli obblighi dell’intermediario (la banca, ndr) rientra operare in modo che l’investitore sia sempre informato». Sembra di capire che Carife avrebbe dovuto informare i risparmiatori del deteriorarsi del suo rischio, anche dopo l’emissione. Poi, all’interno delle «linee generali dell’attività di vigilanza», un passaggio che sembra tagliato su Carife, dopo la diffusione del documento 2012 con la richiesta (inevasa) a Bankitalia di poter ricomprare i bond poi azzerati: «Nell’autorizzare una banca al rimborso di obbligazioni subordinate si accerta che l’operazione non pregiudichi il rispetto delle regole prudenziali che impongono alle banche di disporre di sufficienti risorse patrimoniali in relazione alle attività poste in essere».

La ricostruzione di Visco

Le pagine 10 e 11 del documento sono dedicate a Carife. La prima ispezione, nella primavera 2009, fece emergere, «oltre a vari specifici problemi e irregolarità, l’insostenibilità di un programma di espansione territoriale troppo ambizioso e non attuato con la dovuta prudenza». Il “voto” fu «parzialmente sfavorevole (4) nella nuova scala (da 1 a 6)», ma i commissariamenti sono avvenuti solo a quota 6. Cambiarono direttore e 7 degli 11 consiglieri, vertici compresi, «il patrimonio continuava però a erodersi per cui la banca, come richiesto dalla Banca d’Italia, nell’ottobre 2010 realizzò un aumento di capitale per 150 milioni. In più occasioni nel 2011 e nel 2012 la Vigilanza intervenne per ribadire l’esigenza di razionalizzare il gruppo nonché per richiedere rafforzamenti organizzativi e delle funzioni di controllo». Niente da fare. Di qui la nuova ispezione, tra settembre 2012 e febbraio 2013, che si concluse stavolta con 6 «e con la constatazione di un elevato rischio di credito, di una compromissione della capacità di generare reddito e della insostenibilità della controllata Commercio e Finanza», oltre ad «un patrimonio al di sotto dei minimi regolamentari». Le sanzioni? In tutto 1.440.000 euro, di cui 340mila per i 14 esponenti pre-2010, e 1,1 milioni per gli altri.

Nuovi interrogativi

Proprio in quest’utlimo capitolo si specifica che alla Procura di Ferrara «era già stata inviata, nel giugno 2010, la documentazione concernente l’ispezione del 2009». Un anno dopo la conclusione, dunque. Nella risposta alla 17ª domanda, Bankitalia afferma di aver «comunicato all’Autorità giudiziaria senza ritardo, al momento stesso in cui sono stati rilevati, tutti i fatti di possibile interesse emersi nel corso dell’attività di vigilanza». A Ferrara il ritardo ci fu: perché?

Visco, al Forex, ha poi definito «auspicabile» una revisione del bail-in, perché «l’applicazione immediata e soprattutto retroattiva» porta instabilità. Con quale logica allora fu bocciata la richiesta politica di salvare i bond fino al 2018?

La Cgil: denunciate

La Fisac Cgil delle 4 banche difende i bancari, «hanno operato nel rispetto della normativa e delle disposizioni di servizio. “Il personale ha il dovere... di osservare il segreto d’ufficio” dice il contratto di lavoro. Ma se il lavoratore ha notizia di un reato perseguibile d’ufficio, informiamone il pubblico ministero».

Manifestazione

Oggi pullman ferrarese a Roma contro il Salva-banche.

. Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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