La Nuova Ferrara

Ferrara

Sul pullman si racconta la storia dei soldi spariti

«Per mettere da parte i risparmi nemmeno andavo a mangiare la pizza» «Tanti sono rassegnati, ma dobbiamo reagire, è una questione di rispetto»

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ROMA. Il viaggio da sempre è un modo per conoscere luoghi, persone, costumi di vita. Quello da Ferrara a Roma mette allo scoperto sei storie di comuni cittadini, che frequentavano luoghi come le agenzie di Carife con la stessa serenità con cui si entra nel negozio sotto casa. Dal fornaio compri il pane, nella “tua” banca metti da parte i soldi, ti fidi della farina che usa il panettiere come dell’interesse che ti propone l’impiegato.

Marco Minotti. «Sono un dipendente delle Poste e prima d'ora non avevo mai partecipato ad attività di protesta ma adesso mi sono stancato. Sono un azionista della prima ora, Ho aderito all'aumento di capitale perché Carife era da sempre la mia banca. Ho acquistato le obbligazioni subordinate nel 2012 che mi sono state proposte in alternativa ad alcuni titoli in scadenza come prodotti sicuri. Quando sono cominciati i problemi per un po' sono stato alla finestra, poi ho visitato il sito dei risparmiatori delle 4 banche chiedendo se ci fosse qualche ferrarese. È così che ho conosciuto Mirko Tarroni ed è iniziato il tam tam tra noi di Carife. Ci siamo autofinanziati per utilizzare una saletta sociale in un condomino di via Foro Boario.Al primo incontro eravamo in 22, al secondo in 130. Cosa mi aspetto da questa iniziativa? Non tantissimo in verità, ma non volevo star zitto».

Andrea Minarelli. «L'azione di oggi è mirata a far sentire la voce dei ferraresi che non hanno abbandonato l'idea di recuperare i loro soldi. Siamo in 32mila a essere coinvolti ma la maggior parte non reagisce perché è rassegnata e non ha fiducia dell'efficacia di una manifestazione. È invece una questione di rispetto per le troppe famiglie messe in difficoltà e che hanno perso speranze e certezze. Il nostro obiettivo è proprio quello di dimostrare che nonostante tutto si può far qualcosa per motivare i nostri concittadini. Per questo il nostro coordinatore Mirko Tarroni vuole far seguire a questa protesta romana anche un'iniziativa locale».

Il signor Bruno. «Ho 80 anni e per mettere da parte i risparmi ho rinunciato spesso anche a una pizza con la moglie, “ce la mangiamo in casa” le dicevo. E adesso i miei soldi se li spende qualcun altro. Non avrei mai immaginato di dover andare fino a Roma per riprendermi i miei risparmi. Io uno speculatore? Ma se non so neanche cosa vuol dire 'subordinato'. Ho dovuto cercare la parola sul vocabolario».

Paolo Vacchi. «Nel 2007 ho investito 85mila euro in obbligazion ma non ero mai stato informato che fossero subordinate.Quindi ero tranquillo perché mi erano state presentate come un titolo di Stato, per poi scoprire che il tasso non era fisso ma variabile. Quando nel 2012,alla scadenza volevo vendere, è saltato fuori che avrei perso il 30% e hanno insistito perché le tenessi. Mi sono fatto convincere, anche per non rimetterci, con la prospettiva di rientrare nell'arco di 5 anni. Prima del commissariamento sono riuscito a recuperare 34mila euro, ma 51mila li ho persi così, bruciati insieme a 4.000 euro di azioni»

Roberto Pola. Mi hanno sempre rassicurato, dovevo tenere le obbligazioni e non venderle, Mi fidavo di Carife, adesso non mi fido più e sto andando via».

Andrea Gessi. Io e mio figlio, libero professionista, abbiamo investito una cifra importante in obbligazioni subordinate. Le abbiamo acquistate nel 2006-2007 quando non c'erano particolari rischi, però in seguito la banca non ci ha mai avvertito del pericolo. Dopo quel 22 novembre (quando è stato approvato il “salvabanche”) sono corso in agenzia per scoprire che avevamo perso tutto. Adesso c'è questo rimpallo di colpe ma quello che serve è un'azione politica. È per questo che sono qui oggi. Se non si può abolire il decreto, almeno si può provare a modificarlo. (a.m.)

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