Ferrarese lo uccide e poi confessa
Renato Rossi, imprenditore che risiede nel Veneto, ha sparato a Ezio Sancovich. Il delitto forse motivato dai debiti
Alla fine ha confessato ma gli indizi raccolti erano già tutti contro di lui: era stato filmato da una telecamera aziendale in compagnia della vittima prima del delitto, inoltre le ultime chiamate giunte sul cellulare dell’uomo trovato morto nell’abitacolo di un’auto erano partite dal suo. È originario di Ferrara il sessantottenne che lunedì sera, a Piombino Dese, nel padovano, ha ucciso Ezio Sancovich, agente della Moncler. Si chiama Renato Rossi e ha la residenza a Martellago (Ve): ora è accusato di omicidio volontario. Rossi e la vittima avevano un appuntamento ed erano in auto insieme. Nel tardo pomeriggio di ieri è stata eseguita la perquisizione dell’auto di Rossi e dell'abitazione a Martellago: il fermo di 72 ore deve essere convalidato, intanto l’uomo è stato trasferito al carcere “Due Palazzi” di Padova. L’indagine è stata condotta dai carabinieri di Padova.
Il movente. Rossi avrebbe ucciso per debiti, secondo una prima ipotesi investigativa. È stato interrogato nel pomeriggio di ieri nella caserma centrale dei carabinieri, a Padova, assistito da un avvocato. L’uomo è un imprenditore che lavora nel campo della moda ed è titolare di un'azienda chiamata Dueerreprogettomoda, con sede a Piove di Sacco. Operava quindi nello stesso settore commerciale della vittima, quello dell'abbigliamento. Ha un figlio e convive con una compagna.
L’esecuzione. Ezio Sancovich è stato ucciso con tre colpi sparati a bruciapelo. Sessantadue anni, è stato trovato senza vita lunedì sera nell'abitacolo della sua automobile a Piombino Dese. Tre colpi esplosi a non più di 30 centimetri di distanza.
La vittima è stata colpita alla testa. Per l'agente di commercio non c'è stato nemmeno il tempo di togliersi la cintura di sicurezza. L'assassino, secondo una ipotesi al vaglio dei carabinieri, si trovava vicino alla vittima. Nessun segno di colluttazione dentro l'abitacolo né di frenata o danneggiamento all'esterno dell'auto; dimostrazione del fatto che Sancovich conosceva il suo assassino.
Sposato, due figlie grandi, Ezio Sancovich abitava a Rubano (Pd), in via Mantova 1. L'omicidio è avvenuto intorno alle 21. L'agente di commercio doveva aver lasciato da poco la sede della Moncler a Trabaseleghe (Pd). L'auto di Sancovich è stata trovata parcheggiata in una piazzola di sosta lungo la circonvallazione di Piombino Dese, da lì è poi scattato l’allarme.
La ricostruzione. Ezio Sancovich è stato trovato morto in tarda serata all'interno di un’auto ferma lungo corso Giovanni Stevanato, la zona produttiva di Piombino Dese.
Secondo le prime informazioni il corpo presentava tre ferite da arma da fuoco alla testa, che hanno fatto subito pensare a un regolamento di conti o a una lite degenerata. La vittima aveva 62 anni, agente di commercio, ex capo area modelli della Moncler, che si trovava a bordo di una Bmw station wagon di colore grigio.
L'allarme è scattato quando una persona si è insospettita per la presenza della vettura lungo la strada buia e deserta e si è reso conto del cadavere all’interno. I carabinieri hanno completamente isolato la zona, istituendo due posti di blocco alle rotatorie di alcuni incroci, lontano dal luogo in cui era l’auto con il cadavere.
Blocchi superati solo dalle auto degli investigatori e dei militari del reparto rilevazioni scientifiche, che hanno eseguito tutti i rilievi possibili alla luce dei fari per individuare innanzitutto l’identità dell'uomo e poi ogni traccia utile a individuare l'autore o gli autori del delitto. Nel corso della notte è stata sentita in caserma a Piombino Dese la moglie della vittima, interrogata dal pm Roberto Piccione.
Gli inquirenti al lavoro. Gli inquirenti hanno subito indagato a 360º non escludendo nessuna ipotesi, compreso il litigio stradale, poi il cerchio si è ristretto. Il cadavere di Sancovich è stato trovato seduto al posto guida della sua auto, che era chiusa, composto, con le mani appoggiate in grembo.
Tre i fori di pallottola al parietale sinistro, colpi esplosi a bruciapelo dei quali è stato trovato un solo bossolo. Nessun segno particolare sull'auto, che era parcheggiata in una piazzola che conduce ai campi. Non un posto dove ci si fermerebbe per un appuntamento, dicono gli inquirenti. Sancovich stava evidentemente rincasando dal luogo di lavoro verso Padova, al termine della giornata lavorativa. Un meccanico ha datol’allarme quando ha visto la vettura parcheggiata e il corpo senza vita del conducente. Ora gli inquirenti stanno cercando di acquisire tutti i dettagli del crimine per definire meglio modalità e movente del delitto.
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