Posti letto, il 2016 porta una nuova dieta
Quest’anno la Regione programma il taglio di altre 45 unità. In tre anni l’offerta pubblica provinciale calata di oltre il 20%
Sarà un altro anno di dieta per il sistema sanitario provinciale. Nel 2016 gli ospedali della provincia perderanno 45 posti letto distribuiti tra i quattro poli di degenza ferraresi (Sant’Anna, Argenta, Cento e Delta) e la rete convenzionata.
Il dato è contenuto nella delibera della giunta dell’Emilia Romagna del 10 dicembre scorso, documento che fissa gli standard della rete ospedaliera regionale tracciando il percorso di adeguamento alle prescrizioni del decreto ministeriale 70 del 2015 (regolamento degli standard ospedalieri) tra i quali è compreso il fatidico valore-limite dei 3.7 posti letto ogni mille abitanti (incluso lo 0.7 per mille per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie).
L’aggiustamento richiesto a Ferrara quest’anno sarà pari a circa la metà del calo registrato in tutto il 2014 (-87) e ad un quarto del taglio attuato nel 2012 (-187), fase in cui la sanità ferrarese è stata più volte accusata di essere sprecona e di aver tentato di nascondere i propri scompensi sotto il tappeto dei ritardi dell’ospedale di Cona. Il nuovo Sant’Anna ha aperto i battenti oltre tre anni fa; nel frattempo, nel 2012, 2013 e 2014, il numero dei posti letto in provincia è sceso di 392 unità. A questi numeri vanno aggiunti i 45 posti che non saranno più disponibili, sempre in provincia, entro la fine del 2016, un valore complessivo che in questo caso tiene conto anche del privato accreditato (questa tipologia di offerta - che comprende cliniche e case di cura convenzionate - nel giro di soli otto mesi, tra gennaio e agosto 2015, ha subito un calo in regione di 575 unità).
Restando alla sola rete pubblica si può aggiungere che nei tre anni compresi tra il 2012 e il 2014 la rete ospedaliera locale è dimagrita di oltre il 20%. Nello stesso periodo, riporta la delibera regionale, l’offerta di posti letto pubblici in Regione è scesa di 1725 unità, cioè l’8% del totale, una percentuale che la dice lunga sulla misura - certamente massiccia - dello sfoltimento che ha avuto come obiettivo l’intera rete ospedaliera che si estende tra il Po, il Reno e la costa. Il taglio programmato per il 2016 probabilmente interesserà in buona parte i servizi in day hospital, se si considera che la stessa Regione annuncia di volersi avvicinare il più possibile al tasso di ospedalizzazione di quattro Regioni (Veneto, Toscana, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) che hanno registrato dati inferiori al 140 per mille.
La giunta annuncia lo studio e l’adozione di «modelli innovativi che concorrano a ridurre il livello di ospedalizzazione in specifiche attività, oltre ad intensificare le attività di sviluppo della presa in carico territoriale delle patologie croniche». Meno day hospital e più territorio, quindi. Anche per le attività oncologiche ed ematologiche, tenendo molto elevati però «i livelli di cura», precisa la Regione.(gi.ca.)
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