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lo sviluppo indagini prima del fermo

Tante ipotesi, nessun testimone

Tante ipotesi, nessun testimone

Seguite le piste della lite stradale e dell’attività della vittima

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Le indagini sulla morte di Sancovich fin da subito erano state condotte a tutto campo.

La stessa notte del delitto era stata sentita in caserma a Piombino Dese la moglie della vittima, interrogata dal pm Roberto Piccione. Gli inquirenti inizialmente non avevano escluso nemmeno l'ipotesi di un omicidio conseguente a un litigio stradale.

Il cadavere di Sancovich era stato trovato seduto al posto guida della sua auto, che era chiusa, composto, con le mani appoggiate in grembo. Tre i fori di pallottola al parietale sinistro. Colpi esplosi a bruciapelo. È stato trovato un solo bossolo. La presenza di tre ferite al capo aveva indotto a pensare che non si fosse trattata di un’esecuzione da parte di un killer professionista che certamente non avrebbe avuto bisogno di esplodere più colpi alla testa della sua vittima per essere sicuro di ucciderla. I rilievi erano proseguiti sino a notte inoltrata ed erano continuati con la luce del giorno per individuare anche gli indizi più minuti

Nessun segno particolare sull'auto, che era parcheggiata in una piazzola che conduce ai campi. Non un posto dove ci si fermerebbe per un appuntamento, secondo gli inquirenti.

La zona certamente ben si presta anche ad agguati ed esecuzioni. Corso Giovanni Stevanato è infatti una sorta di circonvallazione nord di Piombino Dese, una strada di scorrimento al servizio di aziende e attività produttive, dove sorgono poche abitazioni e scarsamente illuminata. Che sbuca però sulla statale 245 Castellana ed è intersecata da nord a sud dalla strada provinciale 34. È quindi prossima a strade di scorrimento veloce che la collegano sia con il Veneziano, verso Scorzè, che con il Trevigiano in direzione di Resana, oltre che con l'Alta Padovana. Arterie alle quali è collegata direttamente, quindi può essere raggiunta e percorsa anche da persone che conoscono solo superficialmente la zona.

Proprio per questo motivo il lavoro degli inquirenti è stato reso più difficile dall’assenza di testimoni del delitto.

Il titolare di un'autofficina della zona aveva riferito di essere passato in serata lungo quella strada e di aver notato un'auto, posteggiata lungo la via, ma di aver proseguito senza indagare oltre. Una leggera nebbia gravava inoltre sulla zona, a rendere ancora più indistinta la scena del delitto.

Oltre all’ipotesi del litigio stradale degenerato, gli investigatori avevano anche battuto la pista legata all’attività professionale della vittima riconducibile all’azienda di abbigliamento sportivo Moncler attiva a Trebaseleghe, a pochi chilometri di distanza. Una strada che si è rivelata quella giusta e che ha condotto gli inquirenti a Renato Rossi, l’uomo di origine ferrarese ora in carcere a Padova con l’accusa di omicidio volontario.

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