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«Cento favorisce il dialogo»

«Cento favorisce il dialogo»

Il vescovo Zuppi è ritornato per la festa del patrono ed ha parole di elogio per la città

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CENTO. Città in festa ieri, per celebrare il patrono, San Biagio, vescovo e martire. In una San Lorenzo delle grandi occasioni, gremita e partecipe, si è svolta la concelebrazione presieduta da sua eccellenza monsignor Matteo Maria Zuppi. Accanto all'arcivescovo di Bologna, i sacerdoti del vicariato e i canonici della Collegiata di San Biagio. Una cerimonia coinvolgente, a cui hanno partecipato tutte le autorità cittadine, il sindaco Piero Lodi e le forze dell'ordine in prima fila, e tantissimi centesi. Tra i banchetti della fiera di San Biagio, fermandosi a salutare chiunque gli si avvicinasse, monsignor Zuppi ha fatto prima tappa nella vicina sede della Partecipanza Agraria di Cento, per un brindisi con il sindaco dedicato a Cento e alla sua ricostruzione, poi si è diretto, sempre accompagnato da mons. Stefano Guizzardi e da don Giulio Gallerani, all'oratorio di San Biagio. Evidenti i segni del terremoto all'interno della Collegiata di San Biagio, dove l'arcivescovo ha fatto visita per parlare di tempi e percorsi di recupero post sisma. Poi in oratorio il pranzo con i parroci del Centese.

Per la quarta volta a Cento. Qual'è il ruolo e l'atmosfera che si respira in questa città?

«Da Cento ho sempre ricevuto una calorosa accoglienza, di naturale incontro, visto che da sempre Cento è un incrocio che favorisce il dialogo. Un caratteristica che debba essere non solo mantenuta, ma persino accresciuta, visto il momento e la presenza di tante comunità e persone. Questo ci sfida a mantenere un senso di accoglienza e confronto».

E sul fatto di voler esserci anche ad un appuntamento importante per la città, come le celebrazione di San Biagio..

«Sia per l'importanza che riveste Cento nella diocesi, sia per la ferita recente inferta dal terremoto, le cui conseguenze sono ancora evidenti e che richiedono di mantenere viva quella solidarietà che si è sviluppata, durante i giorni immediatamente dopo gli eventi sismici, per affrontare l'emergenza. E poi perché, Papa Francesco ci chiede di essere vicini. E la prossimità non deve essere solo teorica, ma anche fisica e concreta. Per capire le realtà, occorre vederle, ascoltarle, viverle e assaporarle. E questo si può fare solo con la visita, lo stare insieme».

Dopo aver visitato la Collegiata di San Biagio, che ancora riporta le ferite inferte dal sisma, come vede la ricostruzione, anche delle chiese, in questo territorio?

«La Chiesa vuole essere sempre a sostegno di tutto quello che può favorire la ricostruzione, per dimostrare che l'amore e l'intelligenza possono combattere la forza distruttiva del terremoto, e restituire ogni aspetto, chiese comprese, migliori di quelle che erano. Il terremoto poi, rivela anche chi siamo, le inadempienze. Ma non solo, una straordinaria opportunità per prevenire, e rendere costante quella rete di solidarietà utile a prevenire quei piccoli grandi terremoti che avvengono quotidianamente nelle comunità, e segnano la vita delle persone più fragili».

Nel Vicariato di Cento, ci sono parrocchie in cui si tocca da vicino il problema della mancanza di parroci. I preti presenti, si trovano a gestire diverse parrocchie contemporaneamente.

«“Questo purtroppo, è già una realtà in buona parte della Diocesi di Bologna. Una questione che sarà da affrontare. Parlando con i preti, vorremmo vivere questa situazione in positivo. Se si guarda al passato, potrebbe essere motivo di tristezza o di divisione, invece dobbiamo da un lato mantenere vivo il senso di partecipazione che caratterizza le piccole comunità, dall'altro provare a rispondere alle modificate esigenze del territorio, oltre ad una maggiore mobilità dei fedeli. Nella Chiesa di domani, possiamo immaginare nuovi strumenti che possano ad aiutarci ad affrontare LA sfida».

Come sono i rapporti con il vicino, il vescovo di Ferrara, monsignor Negri?

«I rapporti sono molto buoni, anzi ci vedremo a breve. Rapporti fraterni. E quelle presunte dichiarazioni non hanno scalfito la nostra amicizia».

E sul tema unioni civili?

«“Come è stato detto al Family Day di sabato a Roma, che il Parlamento faccia il suo lavoro e cerchi di trovare un'intesa, speriamo sia possibile, che sappia comporre l'esigenza di riconoscere alcuni diritti, sul quale non c'è contrarietà, ma senza confondere quella che è famiglia, da ciò che altro».

Beatrice Barberini

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