Fu indagato 26 anni fa per l’omicidio Forlani
È Renato Rossi, 68 anni, il ferrarese che ha confessato il delitto a Padova. Nel ’90 venne archiviato, nel 1991 l’accusa di evasione di 170 miliardi di lire
Ha ucciso per 16mila euro. Poi ha confessato tutto
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FERRARA. Ha ucciso per debiti, ha ucciso sparando tre colpi bruciapelo contro il suo creditore, un agente di commercio della Moncler, il padovano Ezio Sancovich di 62 anni. Ad uccidere e confessare l’omicidio, è stato Renato Rossi, 68 anni, imprenditore, nato a Ferrara nel 1948 e che con la città ha da sempre un legame che non si è mai reciso, nonostante abiti a Martellago nel Veneziano e nel corso degli ultimi 20 anni si sia trasferito più volte, prima da Santa Maria Maddalena dove abitava negli anni ’90, poi a Piove di Sacco.
Nostaglia e cronaca nera. Ma non è solo nostaglia o questione di radici a legarlo a Ferrara, come lui stesso fa nel suo profilo Facebook postando foto d’epoca della città o una lunga lista di amici ferraresi: bensì i ricordi in bianco e nero della cronaca cittadina, cronacaccia. Perchè ieri, 26 anni fa, come accaduto nel delitto del Padovano dell’agente di commercio padovano, finì dentro un altro omicidio, all’inchiesta sulla morte del commercialista ferrarese Luciano Forlani, ucciso la mattina del 21 dicembre 1989 - allora come oggi, tra le non poche analogie - , con tre colpi di pistola a bruciapelo che lo freddarono a Piove di Sacco nel Padovano a ridosso della linea ferroviaria.
L’unico nome ricorrente. Perchè 26 anni fa, il nome di Renato Rossi, cliente di Forlani e suo debitore, fu quello più ricorrente negli atti e nelle pagine oggi ingiallite dell’omicidio Forlani, tanto che restò l’unico indagato per omicidio volontario, accusa dalla quale venne ritenuto estraneo e l’indagine archiviata dalla procura di Padova, competente per il delitto, due anni dopo nel 1991. Renato Rossi come dicono gli atti di 26 anni fa era un cliente di Forlani, commercialista ferrarese probabilmente ucciso - come si ipotizzò allora come possibile movente della morte -, perchè aveva probabilmente intuito di trattare negli affari che stava seguendo con persone poco pulite.
Forlani il suo consulente. Probabilmente- sempre stando alle ipotesi degli inquirenti di allora che non portarono a nulla di fatto - e rifiutando di proseguire l’assistenza fiscale, Forlani sarebbe stato ucciso per evitare che potesse denunciare le persone per cui stava lavorando, ovviamente non solo Rossi che la squadra mobile di Padova inquadrava così negli atti «personaggio molto ambiguo, asseritamente imprenditore, ma in realtà sicuramente come si dice, ‘bidonaro’ o meglio ‘truffatore’».
Bidonaro e truffatore. E sempre secondo gli atti della polizia di allora (questura di Padova e di Ferrara), Renato Rossi e i suoi soci in affari si servivano della consulenza fiscale e commercialistica di Forlani che veniva indicato come «stimato e considerato commercialista e consulente del lavoro a Ferrara».
Un buco di 25 anni. Dopo l’archiviazione per quel fatto, per Renato Rossi c’è un «buco» di 25 anni fino all’omicidio di lunedì scorso. Ma in 25 anni avrebbe, secondo quanto si è appreso, gestito attività che gli hanno procurato guai a non finire, soprattutto fiscali (nel 1997 anche la ricettazione).
Anche manette a evasori. Del resto lui stesso non lo nascondeva affatto, confermando quanto gli inquirenti scrivevano su di lui negli atti ufficiali. E qui torna la sua ferraresità, il suo legame con la città, perchè sempre nel 1991, ecco Renato Rossi tornare alla ribalta delle cronache ferraresi, per la sua attività di imprenditore non del tutto specchiato e limpido: lo diceva lui stesso allora, 24 luglio 1991, a la Nuova Ferrara: «Non sono un ladro, forse un truffatore o un approfittatore», alludendo alle accuse di evasione fiscale. Lo diceva dopo esser finito dentro l’elenco dei più Grandi evasori fiscali italiani.
Allora il ministro Formica. Elenchi che venivano forniti allora ai giornali dalla legge sulle «manette agli evasori» dell’ex ministro Rino Formica e che piazzavano Rossi ai vertici della non lusinghiera graduatoria italiana. Era accusato, allora, di evasione da 4 miliardi di lire di tasse non pagate (ricordate, siamo nel 1991, fate voi i calcoli con la rivalutazione), ma lui, interpellato 25 anni fa, al cronista che ha ritrovato negli archivi la sua storia e il legame ai fatti di oggi, rispondeva in modo disarmante.
Evado solo 170 miliardi. «Io un ladro? No, solo un evasore da 170 miliardi (di lire, ndr)», facendo lui stesso il calcolo delle tasse da pagare, il totale tra more e multe e arretrati. Aggiungendo con altrettanto faccia di tolla che «i soldi evasi o si pagano tutti oppure non si paga niente». Sulle accuse che riguardano oggi Renato Rossi, i perché dell’omicidio del suo creditore, gli inquirenti di Padova stanno raccogliendo riscontri alla sua confessione. Il vero lavoro che dovranno fare sarà quello di rivedere il passato di Rossi. E chissà che non vi siano sorprese.
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