La Nuova Ferrara

Ferrara

l'inchiesta sull'omicidio

Ha ucciso per 16 mila euro. Poi ha confessato tutto

I legami tra Rossi, l’assassino, e Sancovich, la vittima. Amici, soci e poi rivali. Ai carabinieri che lo cercavano: «Siete arrivati per quello là. Me l’aspettavo».

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FERRARA. «Sapevo che sareste venuti da me per questa cosa. In effetti non andavamo tanto d’accordo ultimamente. Dovremo fare lo stub, arrivo subito»: alle 9.30 di martedì (il giorno dopo l’omicidio) quando i carabinieri si presentano a casa, Renato Rossi senza la minima esitazione finge di offrire loro collaborazione. Parla sciolto, ingoia la paura, si mostra disinvolto.

In fondo, lo stesso atteggiamento l’aveva tenuto anche con Ezio Sancovich , la sua vittima, l’uomo che ha ucciso per 16mila euro. In ballo c’era questa cifra ma tra una scusa e l’altra Rossi era riuscito ad arrivare all’appuntamento senza dargli nemmeno un euro.

Si conoscevano da oltre quindici anni Ezio e Renato. Lavoravano nello stesso ambito. Renato era un mediatore. Aveva un sacco di contatti con le aziende che operano nel campo della moda. Metteva in contatto i terzisti con la casa madre. Trattava, firmava contratti e percepiva le provvigioni. Nell’ambiente, però, era uno stimato. Ed è per questo motivo che Ezio, cinque anni fa, si era messo con lui per concludere un affare. C’era da rilevare un marchio e servivano 60 mila euro. Renato Rossi non li aveva ma, in virtù dell’amicizia e della stima che c’era, Ezio Sancovich si è offerto di mettere anche la sua quota. Il problema è che poi l’affare è andato malissimo. Ci hanno provato ma l’azienda non è mai decollata. La crisi e tanto altro.

Ezio vantava un credito di 30 mila euro ma di quei soldi ne ha visti solo una parte. Ne mancavano circa 16 mila e, visti i tempi, pensava fosse arrivato il momento di rientrarne in possesso. I rapporti tra loro si erano notevolmente raffreddati e in questi ultimi giorni erano volate parole grosse al telefono. Renato cercava di prender tempo: diceva di aspettare un bonifico, poi un anticipo fattura, poi un fido in banca. Tutte scuse, lui quei soldi non li voleva dare. L’incontro chiarificatore è stato concordato verso le 17 di lunedì. Poi c’è stato l’appuntamento a Trebaseleghe, la ricerca di un bar in cui andare a parlare, la discussione che scoppia in auto, i tre colpi di pistola. Renato Rossi si è fatto a piedi quasi cinque chilometri, dal luogo in cui ha lasciato la Bmw di Sancovich fino alla Moncler di Trebaseleghe dove aveva parcheggiato. È rientrato a casa verso le 21 come se niente fosse. Prima di entrare in casa, però, è andato a nascondere la pistola in una intercapedine che si trova nel cortiletto condominiale del palazzo confinante. Sopra quell’anfratto ci sono i bidoni della spazzatura.

I carabinieri del Reparto operativo sono arrivati sotto casa sua verso le 5.30. Hanno scandagliato la zona in lungo e in largo, combinando l’ispezione con la verifica dei tabulati telefonici e con gli altri riscontri di ordine tecnico. Nel momento in cui hanno acquisito tutti gli elementi a suo carico hanno suonato il campanello. Erano le 9.30. «Buongiorno, siete arrivati per quello là. Me lo aspettavo».

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