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Tartufo, uniti per valorizzarne la coltivazione

Tartufo, uniti per valorizzarne la coltivazione

SABBIONCELLO SAN VITTORE. Per la valorizzazione del tartufo, specialmente del bianco e del più pregiato bianchetto (o marzuolo), la Provincia di Ferrara, i Comuni di Copparo e di Mesola con la locale...

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SABBIONCELLO SAN VITTORE. Per la valorizzazione del tartufo, specialmente del bianco e del più pregiato bianchetto (o marzuolo), la Provincia di Ferrara, i Comuni di Copparo e di Mesola con la locale Pro Loco ed Arci tartufo hanno dato vita ad un’iniziativa dal titolo: “Il tartufo estense tra ville e castelli; quattro serate al sapore di tartufo marzuolo”, che coinvolgerà il circuito storico e monumentale delle delizie estensi e l’esperienza e professionalità di quattro famosi ristoranti ferraresi.

Si parte giovedì 3 marzo al Castello di Mesola con il ristorante “La Romantica” nella preparazione dei piatti.

Il secondo appuntamento è in calendario per giovedì 10 marzo nella Villa Mensa a Sabbioncello San Vittore, dove in cucina sarà al lavoro il ristorante “La Supa” di Copparo. Sempre l'ex villa dei vescovi sarà teatro della terza serata, giovedì 17 marzo, con il ristorante “L’Abate Ghiotto”, anch’esso del Copparese.

Chiude il ciclo l’appuntamento di giovedì 24 marzo in Castello Estense a Ferrara, serata durante la quale il menù sarà a cura del ristorante cittadino “Quel Fantastico Giovedì”.

Come ricordato dal presidente di Arci tartufo, Marco Mazzali, oltre alle condizioni naturali favorevoli alla coltivazione del tartufo, vanno colte anche le opportunità del PSR, con la possibilità di finanziare progetti mirati.

«È possibile - ha puntualizzato, infatti, lo stesso Mazzali - dedicare a bosco parte dei terreni agricoli mettendo a dimora piante già micorizzate per favorire la coltura del tartufo, aprendo in questo modo nuove opportunità d’investimento. In provincia, si stima una produzione di circa 9 quintali annua di tartufi, destinati nella quasi totalità ai mercati nazionali e fuori provincia. L’obiettivo è anche di promuovere una nuova opportunità imprenditoriale, unitamente al fatto che la coltivazione ha praticamente un impatto ambientale pari a zero».

Lauro Casoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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