All’appuntamento per uccidere l’amico
Contestato l’omicidio premeditato del socio: uccidendo voleva cancellare un debito di 16 mila euro
Tutto è successo lunedì scorso, quando Ezio Sancovich e Renato Rossi si sono incontrati per discutere di soldi: l’agente di commercio della Moncler guidava la sua Bmw e reclamava i soldi che gli spettavano da Rossi. La discussione è aspra. «D’improvviso ha inchiodato, mi ha dato due strattoni e mi ha buttato fuori... Era arrabbiato. Poi ha aperto la portiera e mi ha puntato la pistola. Gli sono saltato sopra. Non mi ricordo cosa è successo. So che ho sparato... Ricordo un colpo». Renato Rossi ha ricostruito così gli ultimi istanti che hanno scandito l’omicidio di Sancovich, avvenuto a Piombino Dese nel padovano.
Gli investigatori, però, non credono affatto alla versione fornita da Rossi. Tanto che la procura ha contestato all’uomo non solo l’omicidio volontario ma anche l’aggravante della premeditazione. Tutto parte dalla pistola (una Walther P38 calibro 9 Luger) con la matricola intatta che non risulta registrata. Rossi sostiene che Sancovich si era presentato con l’arma. Ma non regge visto che il 67enne si è affrettato a nascondere la pistola nell’area di un condominio vicino alla sua abitazione dove lui stesso l’ha fatta ritrovare. Seconda contraddizione: Sancovich è stato trovato senza vita con la cintura di sicurezza allacciata e la portiera dell’auto chiusa. Come avrebbe potuto aggredire? Conclusione: Rossi si è presentato all’appuntamento per uccidere.
Sarà svolta una perizia balistica sulla P38 ma anche sui bossoli per verificare la compatibilità tra la versione dell’indagato e la dinamica risultata dall’esame tecnico. E anche l’autopsia sul corpo della vittima. Già disposti ulteriori accertamenti tecnici sia sulla Bmw station wagon di Sancovich che sulla Fiat Freemont di proprietà dell’indagato, veicoli entrambi sequestrati.
Nessun dubbio su movente, un debito economico maturato da Rossi nei confronti di Sancovich: i due tre anni fa, avevano investito circa 27 mila euro nell’acquisto di una partita di capi d’abbigliamento da rivendere, diventati forse uno dei nodi del conflitto. I soldi erano stati messi in campo da Sancovich che, ora reclamava un credito fra i 15 e i 20 mila euro. Ancora necessari accertamenti investigativi per chiarire questo punto. Ma ora Renato Rossi dovrò chiarire anche tute le ombre lasciate per 26 anni sull’omicidio di Luciano Forlani.
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