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«Nuova Carife? Appetibile ma con il rischio esuberi»

di Stefano Ciervo
«Nuova Carife? Appetibile ma con il rischio esuberi»

I sindacalisti nazionali ieri alla Camera tra allarmi e previsioni per la vendita. Masi (Uilca): la Cassa a un singolo partner. Romani (First): clausola anti jobs-act

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FERRARA. Nuova Carife è «molto appetita», forse la più richiesta tra le quattro banche in vendita dopo la risoluzione; e per questo «ha tutto da perdere in una eventuale vendita in blocco: meglio trattative con singoli istituti». A fotografare così la situazione di una procedura tenuta ancora quasi del tutto riservata, è Massimo Masi, segretario nazionale della Uilca.

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Masi, che è di Altedo e quindi conosce anche direttamente la situazione di Carife, ha partecipato ieri all’audizione dei sindacati alla Commissione Lavoro e finanze della Camera, presentando anche un documento nel quale si quantifica in 3.500 i posti di lavoro a rischio nei quattro istituti, in caso di vendita in blocco: «È una stima per eccesso, ma bisogna tenere conto - spiega Masi - che nessuna banca italiana comprerebbe mai in blocco, quindi l’acquirente non potrebbe che essere un fondo. In quel caso sparirebbero in fretta le direzioni generali, i centri elaborazione dati, i servizi». Nuova Carife, come è stato fatto notare anche l’altro giorno in commissione comunale dall’M5S, ha 200 persone impegnate nella sede centrale. «La cassa ferrarese ha un suo mercato specifico - insiste il sindacalista - e mi risulta essere molto ambita. Da chi? I nomi sono quelli usciti sui giornali, da Bper a Banco Popolare, anche la stessa Ubi, che avrebbero interesse ad espandere la loro rete in quelle zone. In quel caso la fusione sarebbe meno dolorosa».

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In audizione c’era anche Giulio Romani, segretario nazionale First Cisl, che condivide l’allarme occupazione in caso di acquisto in blocco anche se non si addentra in cifre: «È chiaro che un collocamento di questo genere espone ad un rischio di eccedenza di personale forse superiore rispetto ad altri scenari. In questo momento siamo preoccupati di tutte le garanzie occupazionali, visto che nel bando non si fa cenno alla tutela dei dipendenti». Una preoccupazione specifica, ribadita da Romani anche ieri di fronte alla commissione, è relativa alle continuità dei rapporti di lavoro dei dipendenti dopo la vendita: «Da quanto abbiamo letto non è garantito, e quindi ci può essere il rischio di applicazione del Jobs act. Personalmente avevo già posto la questione al primo incontro con il presidente Roberto Nicastro, che aveva dichiarato di voler approfondire la questione. Poi, però, non abbiamo più saputo nulla». Tutte le sigle sindacali presenti all’audizione (Fabi, Fisac Cgil, First Cisl, Uilca, Unisin, Ugl e Sinfub) hanno chiesto l’inserimento di una sorta di «clausola sociale per la vendita, sia in blocco che per singola banca», avendo ricordato che i dipendenti hanno già subìto riorganizzazioni pesanti durante i commissariamenti. Carife da sola ha “pagato” con 332 uscite, tra i dipendenti che hanno seguito le filiali cedute e gli esuberi veri e propri, oltre alle giornate di solidarietà.

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