Scontro sul piano regionale dei rifiuti
Provincia, Cmv e Hera contestano la differenziata al 70%. La Regione va avanti. Chiude un pezzo dell’impianto di Ostellato
Le Aree vaste rinviate a livello istituzionale si stanno realizzando, di fatto, nei singoli ambiti di attività. Dopo il primo accorpamento in assoluto, quello sanitario tra Ferrara e Bologna, c’è stato il recente accordo sulle politiche turistiche che allea Ferrara con la Romagna, e ora anche il “patto degli inceneritori”. Il Piano regionale rifiuti, atteso al passaggio in Consiglio regionale e le cui osservazioni sono state discusse ieri in commissione, prevede infatti che vengano individuati tre ambiti di «flessibilità dei flussi» tra inceneritori: in pratica, si tratta della possibilità di spostare anche i rifiuti urbani dall’uno all’altro, superando l’ambito provinciale. Considerato che al 2020, orizzonte conclusivo del Piano regionale, è previsto che restino aperte solo tre discariche in tutta l’Emilia Romagna, e con capacità residue, quello degli inceneritori diventa l’ambito preminente per la gestione dei rifiuti. Ferrara è stata nuovamente accoppiata alla Romagna, il che significa che dovrà sopportare una quota della capacità di smaltimento di Ravenna, quasi 60mila tonnellate annue, che chiuderà nel 2019. Anche per questo l’impianto Hera di via Diana marcerà quasi a pieno regime per tutto il periodo, passando dalle 124mila tonnellate del 2015 alle 122.736 del 2020, frutto peraltro di un considerevole aumento dei rifiuti speciali.
Il vero scontro, a quanto si evince anche dalle osservazioni al Piano, sta però negli obiettivi di riduzione della raccolta e di aumento della differenziata. L’Emilia infatti vuole andare oltre l’obiettivo nazionale del 65% di raccolta differenziata al 2020, fissando in «almeno il 73%» il dato medio regionale. I Comuni che si trovano nell’area omogenea di pianura, cioè quasi tutti i ferraresi, dovranno addirittura arrivare al 79%, per compensare gli obiettivi inferiori della montagna; Ferrara capoluogo e i comuni costieri (quindi Comacchio e Goro) hanno il 70% di Rd come obiettivo al 2020. L’altro obiettivo controverso è la riduzione della produzione dei rifiuti urbani del 20-25%: questa soglia, peraltro, è l’unica a tenere compressi i costi, e quindi le tariffe. Senza questa riduzione, infatti, per Ferrara e la costa scatterebbero aumenti di almeno il 6%. «Lo scenario di piano al 2020, caratterizzato dalla riduzione della produzione dei rifiuti al 20-25% e raccolta differenziata di almeno il 70%, risulta poco realistico, lo scenario “no Piano” appare migliore dello scenario di Piano» scrive esplicitamente la Provincia. Di «obiettivi ambiziosi» che, però, potrebbero «determinare criticità in termini di ricadute organizzative e costi del servizio» parla Cmv Servizi, mentre secondo Hera «la percentuale di rifiuti urbani da raccogliere in modo differenziato dev’essere fissata al 65%» e il riciclaggio dei rifiuti al 50%. Tutte queste osservazioni sono state bocciate.
Dal punto di vista impiantistico, il Piano prevede la chiusura dell’impianto di pre-trattamento dei rifiuti da inviare all’inceneritore di Ostellato, perché «non risulta ambientalmente (è in pieno Mezzano, ndr) ed economicamente sostenibile». La Regione ha bocciato al proposito le osservazioni di Hera («serve ad assicurare il sufficiente potere calorifero del rifiuto») e del Comune di Ostellato («è strategico anche per la sezione di compostaggio»). Non si prevede l’ampliamento della discarica di Sant’Agostino, oggi riaperta per le sole macerie del sisma 2012. L’anno prossimo chiuderà la discarica di Argenta (quest’anno a sole 21.563 tonnellate), nel 2019 l’ultima attiva in provincia, cioè Jolanda di Savoia. Bocciata la richiesta del Comune di Comacchio d’inserire nel piano una «piattaforma polifunzionale per la valorizzazione delle diverse frazioni di rifiuti».
Stefano Ciervo
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