La Nuova Ferrara

Ferrara

a padova

Dopo il delitto Sancovich si indaga su due omicidi. Riaperto il caso Forlani

di Enrico Ferro

Carabinieri e procura di Padova chiedono gli atti del delitto del 1989 a Ferrara.  Contattato ispettore della mobile ancora in servizio nella nostra questura

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I tre colpi di pistola. L’auto ferma a bordo strada. La vittima accasciata sul cruscotto. I debiti come movente. Ventisei anni fa come oggi. Renato Rossi, il mediatore di 67 anni arrestato come autore dell’omicidio di Ezio Sancovich, potrebbe aver custodito per tutto questo tempo un segreto inconfessabile. Potrebbe essere lui l’assassino del commercialista Luciano Forlani, delitto avvenuto il 21 dicembre 1989. I carabinieri del Comando provinciale di Padova hanno riaperto il caso. Ieri mattina hanno richiesto ufficialmente i verbali dell’epoca alla Questura di Ferrara. Saranno esaminate nel dettaglio tutte le analogie e se venisse riscontrato un “sistema Rossi”, la Procura potrebbe fare un’interrogazione a livello nazionale su tutti i casi simili irrisolti.

Il corpo di Forlani venne trovato lungo un viottolo a Villa del Bosco, località del Comune di Correzzola. Il professionista era seduto al posto di guida della sua auto con lo sportello aperto, freddato da tre colpi di pistola. Il giorno precedente aveva concordato un appuntamento con Renato Rossi. Il sospetto è che quel fatto di sangue fosse collegato a un debito di 627 milioni e 85 mila lire, solo in parte restituito. Un sospetto mai provato. Renato Rossi era finito sotto inchiesta per quell’omicidio, senza mai essere arrestato. Il procedimento penale a suo carico venne archiviato per mancanza di prove. Ma ci sono analogie, dettagli che fanno venire i brividi, a partire dai tre colpi (anche se in quel caso uno venne sparato al cuore), passando per il corpo esanime chino sul cruscotto. L’arma era diversa: una Beretta calibro 7,65. Apparteneva allo stesso Forlani che, nel corso del diverbio scoppiato in auto, gliel’aveva presa l’assassino che poi ha premuto il grilletto. Una dinamica che somiglia in modo impressionante a quanto raccontato da Renato Rossi l’altro giorno durante l’interrogatorio in caserma. Ai carabinieri ha detto che la P 38 che ha sparato apparteneva a Ezio Sancovich e che lui se l’era trovata in mano senza rendersene conto.

Ora gli investigatori e la Procura vogliono vederci chiaro. Per capire se esiste una connessione tra i due delitti sarà importante esaminare gli incartamenti e studiare tutti i dettagli contenuti nelle relazioni compilate 26 anni fa. I verbali del sopralluogo, gli interrogatori, le perizie balistiche. Ieri c’è stato un primo contatto con un ispettore della Squadra mobile di Ferrara, l’unico che seguì il caso all’epoca oggi ancora in servizio. Oltre che per dare un nome all’assassino del commercialista ferrarese, gli accertamenti cominciati ieri mattina serviranno anche per completare il quadro psicologico di Renato Rossi: un uomo che per 26 anni potrebbe aver ignorato un rimorso così grande. Tutto per soldi. Ancora una volta.

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