Le ripercussioni negative causate dall’embargo russo
Lancia l'allarme il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Gianni Tosi, illustrando i dati del Centro Studi di Confagricoltura sul “costo” dell'embargo russo che, lo ricordiamo, è stato...
Lancia l'allarme il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Gianni Tosi, illustrando i dati del Centro Studi di Confagricoltura sul “costo” dell'embargo russo che, lo ricordiamo, è stato istituito dal Governo della Federazione Russa il 7 agosto 2014 poi protratto fino al 5 agosto 2016, e che di fatto vieta l'importazione di molti prodotti agricoli e agroalimentari provenienti dalle nostre terre.
Tanto per capire l'entità del danno: l'embargo è costato all'Italia 244 milioni di euro ossia il valore dell'export agroalimentare si è dimezzato dal 2013 al 2015 (il rapporto completo su: http://www.confagricoltura.it/ita/comunicazioni_centro-studi-confagricoltura/).
Entrando nel dettaglio, prosegue il presidente regionale di Confagricoltura, «sono stati penalizzati soprattutto i produttori di ortofrutta, carni fresche e surgelate, salumi, insaccati e formaggi, incluse le specialità Dop e Igp dell'Emilia Romagna che sono l'emblema del made in Italy agroalimentare nel mondo».
Ma gli effetti sulle tasche degli agricoltori sono stati ancora più pesanti se si considera - ribadisce Tosi - che molti paesi europei esportatori verso la Russia, dopo l'embargo hanno immesso il loro prodotto sul mercato italiano provocando un eccesso di offerta con ricadute a catena sulle quotazioni. È il caso dell'ortofrutta spagnola; delle carni da Germania, Olanda e Danimarca; del latte dalla Polonia.
Confagricoltura Emilia Romagna chiede - rimarca infine Tosi - che sia adottata una linea politica comunitaria tale da porre fine all'embargo e che si individuino presto misure di risarcimento per l'agricoltore con modalità e forme più rispondenti alle peculiarità della nostra agricoltura. Nei prossimi giorni saranno avviate iniziative specifiche affinché questa istanza giunga forte a Bruxelles.
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