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«Più difficile riaprire il caso senza l’archiviazione»

Due omicidi in fotocopia. Sono quanti mai inquietanti le analogie fra l’omicidio avvenuto la sera di lunedì 1º febbraio a Piombino Dese e quello accaduto la sera del 22 dicembre 1989 a Correzzola

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Due omicidi in fotocopia. Sono quanti mai inquietanti le analogie fra l’omicidio avvenuto la sera di lunedì 1º febbraio a Piombino Dese e quello accaduto la sera del 22 dicembre 1989 a Correzzola ai danni del ferrarese Luciano Forlani.

Lo riconosce anche Antonino Cappelleri, oggi procuratore capo di Vicenza, all’epoca pubblico ministero di turno a Padova. Fu lui a seguire le indagini dei carabinieri e della squadra mobile, e a indagare su Renato Rossi, oggi 67 anni, mediatore arrestato l’altro giorno per il delitto di Ezio Sancovich.

Quell’indagine fu archiviata senza responsabili, un delitto irrisolto.

«È sempre stato il mio stile - precisa Cappelleri -: nel caso in cui la prova fosse insufficiente, piuttosto che mandare un imputato a un processo che sapevo in anticipo si sarebbe chiuso con un’assoluzione, allora per insufficienza di prove, preferivo chiedere l’archiviazione. Il motivo? Con un’assoluzione il caso è chiuso per sempre, mentre un’inchiesta archiviata, nel caso emergano nuove prove, può sempre essere riaperta».

Ed è proprio quanto è avvenuto a Padova, dove gli inquirenti hanno riaperto il caso del 1989. Medesima la dinamica, medesimo - è l’ipotesi - il movente: i debiti. Rossi potrebbe aver custodito per tutto questo tempo un segreto inconfessabile. Potrebbe essere lui l’assassino del commercialista Luciano Forlani, 55 anni, di Ferrara, trovato morto lungo un viottolo a Villa del Bosco di Correzzola.

I carabinieri padovani hanno chiesto gli atti alla questura ferrarese: a leggerli emerge come il giorno precedente la vittima avesse concordato un appuntamento con Rossi per esaminare dei conti. Il mediatore aveva un debito con la vittima di 627 milioni e 85 mila lire, solo in parte restituito. Rossi si diede anche da fare per cercare Forlani, sparito nel nulla. Fu interrogato, e riferì di non avere debiti.

Emerse il contrario. Ma, a parte questo indizio, nessun altro elemento concreto. Il sospetto non fu mai provato. Renato Rossi era finito sotto inchiesta per quell’omicidio, senza mai essere arrestato. Il procedimento penale a suo carico venne archiviato per mancanza di prove da Cappelleri. Gli inquirenti hanno ripreso in mano gli atti di quell’indagine, e mercoledì c’è stato un primo contatto con un sovrintendente della squadra mobile di Ferrara. (d.n.)

 

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