La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Chi lavorarà di più? Gli avvocati

di STEFANO SCANSANI
La protesta dei risparmiatori traditi
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La protesta dei risparmiatori traditi

Il commento domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla crisi della Carife

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Immaginiamo come andrà a finire la partita della Carife? La Cassa nuova, cioè la good bank, candeggiata e rifondata, che ha indirizzo a Roma, via Nazionale 91, prossimamente sarà ceduta intera o a pezzi più che a peso. Già ci sono manifestazioni di interesse: la piazza di Ferrara piace assai, è risparmiosa, conservativa, abitudinaria. La vecchia Cassa, ovvero la bad bank, che ha ancora sede a Ferrara, corso Giovecca 108, invece è destinata a evaporare.

Prima o poi sparire, dopo 177 anni di onorato servizio e un pessimo epilogo. Prima in fase d’ingrasso geografico, poi in crisi, poi commissariata, quindi affidata al Fondo interbancario, pardon, anzi no, infilata nel governativo salvabanche insieme ad altri tre istituti con storie, situazioni e malattie dissimili.

Prima in fase d’ingrasso geografico, poi in crisi, poi commissariata, quindi affidata al Fondo interbancario, pardon, anzi no, infilata nel governativo salvabanche insieme ad altri tre istituti con storie, situazioni e malattie dissimili.
A dare il colpo di grazia alla bad bank potrebbero essere alcune circostanze previste dalla legge: dall’ordinaria liquidazione alla temibile insolvenza (ma dicono che l’esempio di Banca Etruria è distante).
Provate a pronunciare e immaginare il nome dato a questa cosa, bad bank, banca cattiva: da solo fa venir voglia di chiuderla. Evoca una “roba brutta” che prima la neutralizziamo e meglio è.


È fatta apposta per essere chiusa. Così come si fa con le anime dannate, giù nel fuoco inestinguibile insieme ai crediti deteriorati (altro termine molto in uso, che vuol dire soldi prestati che non tornano più). Tutti insieme, governo, Banca d’Italia e Consob nel propugnare il salvabanche si sono sgolati nel dire che così si difende il sistema. Si ripetono nel dire che il sistema creditizio italiano, oltre a essere sicuro e solido, è garantito, pure dall’occhiuta burocrazia della Ue e della Bce. Dicono.


A conti fatti, allora, la difesa del sistema bancario prevede vittime collaterali che sono gli azionisti e gli obbligazionisti i quali, in un attimo, hanno perduto tutto e ben prima dell’entrata in funzione del bail in, ma anche i dipendenti che stanno vivendo una drammatica stagione di incognite su esuberi e sportelli.
Allora la giro così: l’articolato sistema bancario, economico, sociale locale ferrarese è stato sacrificato per il mantenimento del superiore sistema creditizio nazionale. Si tratta della puntuale diversità di trattamento e intervento, come quella che era stata segnalata quando appena dopo l’aumento di capitale (autorizzato dalla Banca d’Italia) Carife fu commissariata, cosa che non avvenne ad esempio per Mps, la quale ha attraversato momenti ben più tosti e con ricadute nazionali da thriller.


Piccolo è bello, ma può diventare anche bad. E si può strepitare, andare in piazza, ricorrere, ma bad rimane.
Questa partita - vissuta dal versante dei risparmiatori danneggiati - finirà annegata e sciolta in chissà quanti rivoli giuridici e giudiziari. Basti ricordare con quale intonazione è illustrata la vecchia Carife nei notiziari nazionali: piccola, mediopiccola, piccola fra le quattro inserite nel salvabanche. E noi che pensavamo fosse il colosso pigliatutto in espansione, cassaforte sovraprovinciale con gangli romani, napoletani, veneti…. Mah.
Immagino che la profonda cicatrice toccherà solo a noi, al nostro miniaturizzato sistema, già vecchio, insufficiente e inceppato in proprio.


Finirà che i risparmiatori danneggiati non avranno alcuna soddisfazione dalla fiction da mille puntate che ormai vede scaricare le responsabilità da Roma a Bruxelles e Francoforte e viceversa, dal ministero alla Banca d’Italia e alla Consob; oppure nel nostro piccolo fra gli ultimi consigli d’amministrazione e le direzioni generali, dalla Fondazione Carife alla Banca d’Italia e il periodo commissariale di Capitanio e Blandini e viceversa.
E poi, diciamocelo e scriviamolo, dov’è e com’è l’impegno della politica per risolvere la questione dei danneggiati e per riformare il sacrosanto sistema? Giovedì a Palazzo Madama ad ascoltare la relazione di Padoan c’erano 5 senatori. Il ministro ha detto che il sistema bancario italiano è solido, che serve una riflessione sulle banche (ma dai?!), e che l’occasione sarà la revisione del bail in entro il 2018. Sempre giovedì il capo della Bce Draghi ha evocato una sindrome di forze globali per comprimere l’inflazione.

La discussione sul decreto salvabanche e gli indennizzi nel Consiglio dei Ministri è stata rinviata a mercoledì, a due passi da un Parlamento unicamente concentrato sulle unioni civili e la step child adoption. La definizione delle responsabilità sulla crisi della vecchia Carife, infine, ha un andamento deltizio: un braccio, un altro braccio e un altro ancora, dall’azione di responsabilità al Tribunale delle imprese, dalla giustizia civile alla giustizia penale, alle cause delle organizzazioni dei consumatori, dal Tar del Lazio al Consiglio di Stato. Diluizione e polverizzazione...


Probabilmente ha ragione chi, con argutezza profetica, dice che nei prossimi anni chi lavorerà di più in questa provincia saranno gli avvocati.


Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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