La Nuova Ferrara

Ferrara

L’ oscuro passato di Rossi

di Enrico Ferro

Omicidi Forlani e Stancovich, sul tavolo del pm di Padova anche i fatti del 1989

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Armi, soldi e malavita. Ha provato a vestire la divisa del vigile urbano ma in realtà sognava di fare il mercenario. Viene definito come ambiguo, enigmatico e vicino ai pregiudicati della Mala del Brenta. Renato Rossi voleva i soldi e forse è anche per questo che il lavoro di agente di polizia locale non gli poteva bastare. Esiste un rapporto della Squadra mobile di Padova che delinea la figura del sessantasettenne arrestato per l’omicidio di Ezio Sancovich. È una relazione che risale al 28 dicembre 1989, sette giorni dopo il delitto del commercialista ferrarese Luciano Forlani. Analizzando quel caso gli investigatori della polizia si sono focalizzati sulla figura di Renato Rossi, forse il principale sospettato. Il caso riemerge ora, alla luce delle analogie con l’omicidio di Piombino Dese.

Secondo le informazioni raccolte dalla polizia Renato Rossi era vicino a Dante Micai e Lino Lionello, grossi pregiudicati del Piovese. Il sospetto era che i due avessero grosse disponibilità finanziarie di provenienza illecita che cercavano di riciclare con operazioni apparentemente pulite. Ma c’è di più. Perché il 16 ottobre 1987 Renato Rossi crea una società insieme a un ferrarese: la Sogepi Srl con sede a Lamezia Terme (Cosenza) che ha per finalità la trasformazione e conservazione a livello industriale di materie prime e semilavorati per l’industria alimentare. Gli accertamenti della polizia dimostrano che Renato Rossi aveva rapporti anche con Clemente Zito e Angelo Cerbone, entrambi napoletano residenti ad Adria. Zito era altamente sospettato di collusioni con grossi pregiudicati sia di origine campana che veneta, nonché di ricettazione di grossi quantitativi di merce proveniente da rapine e furti. Nel rapporto si parla addirittura di collusioni con ambienti camorristici. La vicenda giudiziaria di Renato Rossi coinvolge anche Giancarlo Bettio, uno dei colonnelli della cosiddetta “Banda Maritan”, legata a doppio filo alla Mala del Brenta di Felice Maniero. Il 21 dicembre, giorno del ritrovamento del cadavere del commercialista ferrarese a Villa del Bosco, Renato Rossi incontra sia Clemente Zito che Angelo Cerbone. Non solo. Si reca anche nell’officina di Claudio Malusa a Conche di Codevigo, quest’ultimo in rapporti molto stretti con Lino Lionello e Gianfranco Bettio.

Insomma, indagando sull’omicidio gli investigatori riescono a circoscrivere l’ambiente in cui è maturato. Ora il faldone del delitto del 1989 è sul tavolo del procuratore capo Matteo Stuccilli. Si tratta di analizzare le analogie tra i due fatti di sangue avvenuti a 26 anni di distanza. Anche in quel caso un uomo venne ucciso con tre colpi di pistola e fu ritrovato riverso nell’auto. Il movente? Sempre i soldi. Si parla di 627 milioni di vecchie lire.

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