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Lotta in Europa per tutelare i vini del Bosco Eliceo

Lotta in Europa per tutelare i vini del Bosco Eliceo

Garantire i consumatori con l’indicazione geografica Barison: il legame tra vitigno e terreno è inscindibile

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Il documento di lavoro in discussione dalla Commissione Europea che consentirebbe la liberalizzazione dell'uso dei nomi dei vini identitari (Dop e Igp) sta suscitando una forte opposizione da tutto il mondo istituzionale e associativo. Se il documento venisse approvato senza le modifiche chieste dall'Italia, infatti, sarebbe possibile per un qualsiasi paese europeo stabilire un disciplinare di produzione, notificarlo alla Commissione Europea e produrre un vino chiamandolo, ad esempio, Fortana di Madrid o Lambrusco di Praga.

«Si tratta - secondo la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara - di un brutto colpo per il reddito dei viticoltori e un rischio per la tutela dei consumatori perché un'indicazione geografica significa garanzia e qualità del prodotto. Sul nostro territorio le aziende unite nel Consorzio del Bosco Eliceo sono una cinquantina e 150 gli ettari dedicati alla produzione dei vini doc. Un indotto che non ha le stesse proporzioni di altri vitigni emiliano-romagnoli o italiani, ma rappresenta una preziosa identità che va tutelata». «Certo, come ha recentemente affermato anche Paolo De Castro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, sono state date al nostro paese delle rassicurazioni sul mantenimento dello status quo che impedirebbero ad altri paesi di chiamare i loro vini con il nome dei nostri vitigni tutelati. Però, nonostante la grande fiducia per il lavoro di De Castro e di Martina, il documento è ancora in fase di approvazione e non bisogna abbassare la guardia».

Ma cosa significa produrre un vino legato all'identità del territorio? Annalisa Barison, produttrice di vini nella sua azienda Corte Beneficio associata a Cia Ferrara e nota sommelier, non ha dubbi: «Il legame tra vitigno e terreno è inscindibile. I nostri vini, i vini delle Sabbie - spiega la Barison - sono tali perché esiste, appunto, il terreno sabbioso dove cresce il vitigno e un microclima unico fatto di temperatura e umidità particolari. Il profumo, il gusto di un vino sono strettamente legati a questi elementi e non sono replicabili da nessuna altra parte, non solo all'estero ma nemmeno nel nostro paese. L'uomo, pur approvando un disciplinare corretto e applicando la giusta metodologia di lavoro non può, per fortuna, sostituirsi alle caratteristiche di un terreno e di un clima che creano l'identità del prodotto». «Sono convinta - continua la Barison - che i nostri vini saranno ancora tutelati e su questo sto ricevendo rassicurazioni da più parti, anche a livello regionale perché il Lambrusco è uno dei vini che subirebbe i danni maggiori nella nostra regione. Ricordo, infatti, che nel 2015 è stato il secondo vino più esportato nel mondo, dopo il Prosecco. All'estero, dunque, amano i nostri vini, amano abbinarli con le produzioni tipiche e non è pensabile che vengano a mancare i criteri identitari e di unicità che li legano al territorio perché è proprio questo che ne determina il valore e il successo sui mercati e sulle tavole dei consumatori».

Andrea Tebaldi

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