La Nuova Ferrara

Ferrara

presentato nel 1999 con gli effetti speciali

Quel metrò chiamato desiderio

di Gian Pietro Zerbini
Quel metrò chiamato desiderio

Era l'8 giugno 1999 - il millennio scorso, più precisamente 16 anni e 8 mesi fa - quando il progetto della metropolitana di superficie venne presentato in pompa magna come l'opera che in breve tempo...

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Era l'8 giugno 1999 - il millennio scorso, più precisamente 16 anni e 8 mesi fa - quando il progetto della metropolitana di superficie venne presentato in pompa magna come l'opera che in breve tempo avrebbe rivoluzionato la città nel campo dei trasporti e della viabilità. In Municipio fu firmato, alla presenza dell'allora ministro per le infrastrutture Tiziano Treu, il varo di una serie di progetti con interventi per circa 100 miliardi, e parliamo di lire. Nella fattispecie, oltre a sancire la nascita di un nuovo nodo ferroviario a Ferrara, venne ratificato l’intervento specifico di 32 miliardi per la costruzione della metropolitana di superficie. D'accordo, si trattava di una passerella pre elettorale a 5 giorni dal voto. In ballo c'erano le Europee e le Amministrative, ma il progetto allora sembrava davvero di facile soluzione visto l’impegno concreto sottoscritto da Governo, Ferrovie ed Enti Locali. Al tavolo per la firma con il ministro e l’amministratore delegato delle “Ferrovie dello Stato”, Giancarlo Cimoli - c’erano Roberto Soffritti, in quello che è stato in pratica il suo ultimo atto ufficiale da sindaco di Ferrara, il nuovo presidente della giunta regionale Vasco Errani e Paolo Siconolfi, anche lui come Soffritti in scadenza di mandato in qualità di presidente della Provincia di Ferrara. In quella data, ricordiamo 8 giugno 1999, venne spiegato che il progetto era già a buon punto con inizio dei lavori entro l’anno. I 32 miliardi di lire per realizzare la complessa opera erano così ripartiti: un finanziamento statale per 25 miliardi e mezzo, quasi 4 miliardi a carico del Comune e i rimanenti 2 miliardi e mezzo dalla gestione delle Ferrovie Padane. La metropolitana di superficie era intesa come un treno veloce in grado di arrivare all’erigendo ospedale di Cona in pochi minuti, con corse frequenti e rapide e fermate in posti strategici della città. A distanza di quasi 17 anni, oltre ad essere ancora in alto mare l’interramento ferroviario, quotato allora 56 miliardi, la famosa metropolitana è rimasta il trenino della linea di Codigoro con solo undici corse in un giorno che fermano al nuovo Sant’Anna.

A dimostrazione e conferma che costruire l’ospedale a Cona è stata una scelta illogica, dispendiosa e che crea sempre nuovi disagi per i ferraresi. Ormai è tardi, ma è sempre bene riflettere sulle promesse e gli errori passati.

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