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Quando la serenata è affidata a uno scritto

Quando la serenata è affidata a uno scritto

Poeti e scrittori ferraresi parlano dell’importanza di affidarsi ai messaggi d’amore con la penna

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«In un momento o nell’altro chi non ha scritto lettere d’amore? – ha esordito Alberto Amorelli con una domanda – Il segreto rimane capire come si fa».

L’autore che tiene spesso corsi di scrittura, ha poi sfoderato qualche perla: «È necessario riflettere su quante lettere siano state davvero spedite e quante siano andate a buon fine».

Infatti farsi capire non è cosa facile, sebbene San Valentino sia un’occasione ghiotta per i voli pindarici.

«Non sempre si coglie il bersaglio – ha concluso Amorelli – ed è fondamentale rendersi conto di ciò che l’altro desidera. Non si dovrebbe scrivere per sé, bensì per raggiungere chi si ha di fronte, con lo scopo di un ipotetico ‘noi’. Un mezzo vincente è sempre condividere canzoni, evitando i soliti cliché sdolcinati, come “sole, cuore, amore. Per quanto possa esserci piaciuto, non siamo più nello Stilnovo e bisogna adeguarsi».

A proposito di stare al passo con i tempi, alla domanda cosa scriverebbe Sfiggy su un muro per la sua lei, l’artista Alessio Bolognesi ha suggerito: «Lascerei qualche parola che non fosse per una sola, ma per più persone possibili. Destinerei la mia dedica alla fiducia e al rispetto reciproco», un concetto che riaffiora in tutti i suoi lavori, di qualsiasi diversità si tratti. E in coppia vale ancora di più.

«Mi è capitato di scrivere molte lettere d’amore – ha svelato Matteo Pazzi – perché la parola scritta assume un peso specifico maggiore rispetto a quella proferita. Per i timidi è più semplice confessarsi a un foglio bianco siccome non hai risposta immediata». D’altro canto, scripta manent e non si scappa. Il poeta di Voghiera si rifà in sordina a Stendhal, per il quale dichiararsi alla sua Clémentine significava osare senza timori.

«Ma una lettera d’amore è paura della libertà – ha ribattuto – perciò preferisco confidarmi in versi. La poesia è una forma d’arte che ama nascondersi. E il sentimento amoroso è così profondo e delicato che richiede la sua penombra».

Nicolò Battaglia, voce e penna dei Cultura Minimal, ne ha strimpellate tante: «La mia serenata sarebbe per chiedere alla mia lei di pagare il conto a fine serata».

La sua cifra è un’ironia stringente, perché non serve prendersi troppo sul serio: «È talmente sdoganato che credere a San Valentino sarebbe come credere in Babbo Natale. Tutti inseguono l’innamoramento, ma si presta poca attenzione alla sua evoluzione. La fase in cui si divide per il bene della coppia tra infinite abitudini e si tenta di stare in equilibrio». Tenetevi a mente il Boss in Two for the road, quando cantava che «basta solo una persona per fare una corsa, ma ne servono due per percorrere una strada».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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