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dramma nella sanità

Lo scandalo del sangue sporco

Lo scandalo del sangue sporco

In un libro il dramma dell’epatite C contratta con trasfusioni infette

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FERRARA. A invitare Giovanni Del Giaccio con il suo “Sangue sporco” (Giubilei Regnani, 2015) è stata Cristina Prearo dell'Onlus Epac, associazione che si occupa di chi ha contratto l'epatite C. Ieri pomeriggio, alla libreria Ibs+Libraccio, il giornalista del Messaggero ha dialogato del libro-inchiesta con Sergio Gessi. «Una volta uscito il volume - ha esordito Del Giaccio - sono stati i malati stessi per solidarietà e bisogno di giustizia a contattarmi, e ad amplificare il valore umano di queste pagine, di chi per un'innocua trasfusione si è trovato il futuro in pezzi». Dietro quindici testimonianze, raccolte dal nord al sud, traspare un'Italia malata, o meglio, malcurata.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.14734084:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2017/01/18/news/l-ex-ministro-de-lorenzo-estraneo-allo-scandalo-del-sangue-infetto-1.14734084]] Tuttavia si tratta solo della punta di un iceberg emerso negli anni '80, quando il ministro De Lorenzo e il suo vice Poggiolini si trovarono al centro di uno scandalo che coinvolgeva una nota casa farmaceutica italiana. L'accordo si fondava sull'acquisto a pochi centesimi di dollaro di sacche di sangue che si rivelò infetto, poiché la legge in materia, datata 1967, non stabiliva controlli sufficienti. Le sacche entravano nel Paese dalle carceri americane, dal Sud Africa e dalle favelas brasiliane, dove le condizioni di vita erano precarie, contagiando oltre un milione di persone.

A pagarne le conseguenze sono stati i trasfusi e gli emofilici, che assumevano farmaci emoderivati sotto prescrizione medica. A Ferrara si sta battendo la Prearo: «Nel mio caso ebbi un'emorragia post-parto per la quale fui pluritrasfusa al Sant'Anna. Era il 1987 e qualche mese prima avevo letto sul Sole24ore di questi danni, perciò chiesi un donatore diretto, ma mi fu negato». L'epatite C è una patologia virale silente, che può manifestarsi subito come a distanza di anni. «Divenni color giallo cedro dopo quaranta giorni a causa dell'ittero e da quel giorno cambiò totalmente la mia esistenza». Il calvario per radicare il virus dell'epatite C cominciò per lei all'età di 27 anni con un day hospital della durata di quasi un anno. «Il nostro attacco - ha motivato la Prearo - non è nei confronti delle singole strutture ospedaliere, ma del Ministero della Salute che non si assume le sue responsabilità. Nel momento in cui un tribunale stabilisce il nesso causale tra la trasfusione e la comparsa della malattia, perché il Ministero non prende atto di un danno evidente? C'è ancora gente in causa da vent'anni». Nella sfortuna le fu subito convenuto il risarcimento previsto dalla Legge 210 del '92: «Siamo in poche migliaia a essere stati riconosciuti rispetto alla moltitudine di infettati che ne avrebbe il diritto».

Il ministro Lorenzin ha introdotto un corrispettivo che va dai 25 ai 100mila euro, a seconda della gravità, a ciascun soggetto danneggiato per equa riparazione. E la Prearo ha replicato: «È un insulto alla dignità delle persone, lasciando a loro carico le spese legali. Ad accettarlo saranno i tanti che temono di perdere anche questo». Non è da trascurare la discriminazione sul posto di lavoro o addirittura in famiglia di chi ha contratto l'epatite C (come accade per l’Aids), di chi ha intrapreso una battaglia sia personale sia sociale e non ce l'ha fatta per lungaggini burocratiche.

Matteo Bianchi

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