Quel cappello afferrato e lanciato oltre il cancello
Quelle insolenze, accompagnate dall’impulso irresistibile di afferrare il cappello dell’agente municipale e lanciarlo oltre una cancellata, alla fine gli erano valsi una multa da 750 euro, una...
Quelle insolenze, accompagnate dall’impulso irresistibile di afferrare il cappello dell’agente municipale e lanciarlo oltre una cancellata, alla fine gli erano valsi una multa da 750 euro, una condanna penale e sette anni di battaglia giudiziaria. Di cui si era dovuto accollare le spese. Il tribunale di Ferrara non ha mancato di restituire uno spaccato del rapporto non sempre idilliaco tra cittadini e polizia municipale. Il caso appena ricordato, e riportato dalle cronache, avrebbe potuto essere risolto in modo sicuramente più rapido e molto probabilmente più indolore con un’offerta risarcitoria capace di far evaporare il reato, come se non fosse mai accaduto. Invece, quella vicenda costellata da sentenze e richieste di appello negate, si è trascinata per sette anni, concludendosi sì con il pagamento di 750 euro, ma soprattutto con una “macchia” nel casellario giudiziale dell’imputato.
Ancora più complesso il caso del “processo incrociato” che ha visto contrapposta una coppia di ferraresi a due agenti della Municipale. Ma qui la conflittualità era andata ben oltre il semplice insulto ed era arrivata alla calunnia. Reato per il quale la via processuale è ancora l’unica percorribile. L’uomo infatti aveva accusato i due agenti di aver falsificato i verbali a suo danno. La moglie aveva testimoniato a suo favore al processo contro gli stessi agenti, poi assolti con formula piena. I due coniugi alla fine erano stati condannati: lui a tre anni per calunnia, e lei a due anni per falsa testimonianza, oltre al pagamento di una provvisionale di 10mila euro a titolo di risarcimento. Tutto era nato da una contestazione per alcune violazioni al codice della strada. L’uomo aveva sostenuto che gli agenti avevano falsificato il verbale: i vigili erano stati processati e assolti, mentre i due coniugi erano finiti sul banco degli imputati per calunnia e falsa testimonianza e condannati rispettivamente a tre e due anni di reclusione.
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