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Ambotta condannato a 4 mesi e multa La gioia di Gallerani

CENTO. «L’ex direttore generale del Comune di Cento, Gilberto Ambotta condannato a 4 mesi di reclusione oltre al risarcimento del danno immediatamente esecutivo di 4mila euro - ad annunciarlo il...

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CENTO. «L’ex direttore generale del Comune di Cento, Gilberto Ambotta condannato a 4 mesi di reclusione oltre al risarcimento del danno immediatamente esecutivo di 4mila euro - ad annunciarlo il direttore responsabile di CentoperCento, Mirco Gallerani -; martedì il tribunale di Ferrara ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti dell’ex direttore generale del Comune, Ambotta, per la violazione della legge sulla stampa 8 febbraio ’48, n. 47, articolo 20».

La denuncia era partita dal direttore responsabile dopo aver appurato che Ambotta aveva prelevato da un’edicola di Cento tutte le copie del n. 46 e dopo che questi non aveva dato corso alla richiesta di restituzione del consistente numero di giornali asportati. «Il fatto - spiega Gallerani - risale al 23 settembre 2010 ed il gesto di Ambotta era da attribuirsi al fatto che il mensile riportava un commento e una notizia a lui non gradita. CENTOperCento, attraverso i suoi legali, aveva cercato in più circostanze di ricomporre bonariamente la vicenda riparando le spese per la ristampa del giornale da parte di Ambotta, il quale ha ritenuto invece di dar corso al processo, respingendo la proposta transativa».

Gallerani, costituitosi parte civile, è stato difeso dall’avvocato Beatrice Capri: «La sentenza di condanna – prosegue -, prevede, inoltre, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica perché valuti le dichiarazioni rese dal teste Flavio Tuzet, ex sindaco di Cento citato dalla difesa di Ambotta, in quanto la sua testimonianza ha destato non poche perplessità».

CENTOperCento è stato prosciolto per un altro caso, l’articolo uscito nel luglio 2007 intitolato “Il Faraone”. La querela era di Raffaele Alessandri, all’epoca direttore generale di Cmv. Nel 2010 il Tribunale di Ferrara condannò Massimo Pasquali (allora direttore) e Mirco Gallerani (autore dell’articolo) per diffamazione a mezzo stampa. Ma la Corte d’appello di Bologna ha riformato tale sentenza.

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