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Bcc, a Centro Emilia piace la riforma: c’è l’autonomia

Bcc, a Centro Emilia piace la riforma: c’è l’autonomia

Il presidente Accorsi: i controlli peseranno su istituti molto piccoli o in difficoltà Confermato l’utile anche quest’anno nonostante il pesante dazio dei salvataggi

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A differenza del Salva-banche, la riforma del credito cooperativo riscuote valutazioni positive a Ferrara e dintorni. Vale per tutti il commento del più diretto interessato, cioè Giuseppe Accorsi, presidente di Banca Centro Emilia, l’unica realtà di credito cooperativo con sede nella nostra provincia, per la precisione a Corporeno: «Bisogna guardare avanti, sono contento di questa riforma soprattutto se andrà a colpire gli interessi di qualcuno: le banche vanno male a causa dei conflitti d’interesse». Accorsi non si dice preoccupato per l’autonomia della Bce, che con 53 milioni di patrimonio non ha chance di diventare indipendente (servono 200 milioni, ci potrebbero puntare istituti come Banca di Bologna) ed è destinata a finire sotto l’ombrello di una maxi-holding da almeno 1 milione di euro di patrimonio: «Già oggi siamo soci di Iccrea Holding e Bancaimpresa (prodotti e servizi dedicati per il sistema del credito coop, ndr), con la riforma succederà che questa holding si aprirà ai capitali privati, quotandosi in Borsa ma mantenendo il 51% in capo alle banche socie. Resteremo quindi noi - sottolinea Accorsi - a controllare la società, che a sua volta è destinata ad avere più poteri nei confronti delle banche, soprattutto come organo di vigilanza. Potremo avvicinarci al modello del gruppo bancario, insomma. Perdita di autonomia? Possono temerla istituti molto piccoli o in difficoltà, sui quali il controllo centrale diventerà assiduo, non aziende come la nostra».

Banca Centro Emilia, 17 filiali in tre province e 140 dipendenti, staziona effettivamente nelle zone alte delle classifiche delle Bcc, ha appena spuntato una valutazione a quattro stelle nella pagella di Altroconsumo e può mettere in vetrina indicatori come la copertura delle sofferenze al 63%: «Anche quest’anno - anticipa il presidente - andremo in utile, nonostante il pesante tributo pagato per i salvataggi di Carife, Marche, Etruria e Carichieti, e pure delle banche di credito cooperativo: 1,5 milioni di euro». Non ci sono timori neanche per eventuali interventi sulla governance, «già oggi da noi non c’è un uomo solo al comando, per intenderci» sottolinea il presidente.

Non altrettanto entusiasti i commenti sulla riforma che si raccolgono su altri versanti. Di «violenza istituzionale che ci riporta indietro di decenni, ai giorni del fascismo che sciolse le associazioni cooperative» parla ad esempio Maurizio Ottolini, vicepresidente nazionale vicario di Confcooperative. La stessa Federcasse, cioè l’associazione delle Bcc, esprime un giudizio in chiaroscuro, confermando «la validità dell’impianto costruito in collaborazione con le autorità» pur condividendo «le forti perplessità su alcune parti del provvedimento» varato dal governo. Di buono c’è la possibilità di mantenere l’autonomia, preoccupazioni per la possibile frammentazione. (s.c.)

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